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Juan Pablo II y el Deporte (1)
Juan Pablo II y el Deporte (1)

Discursos del Papa Juan Pablo II a los deportistas, durante los años 1978 a 1981.


Por: Juan Pablo II | Fuente: www.vatican.vat




Discorso di Giovanni Paolo II ai dirigenti, tecnici e giocatori della squadra di calcio del Bologna. Sabato 9 dicembre 1978

Sono particolarmente lieto di accogliervi e di dare il mio cordiale benvenuto a voi, giocatori della Squadra di calcio del Bologna, ai vostri dirigenti e ai vostri familiari, che hanno voluto prendere parte a questo felice incontro.

Vi sono grato per questa vostra presenza, che ravviva nel mio animo ricordi incancellabili degli anni trascorsi accanto alla gioventù sportiva, con cui ho vissuto momenti carichi di umana e spirituale letizia.

Voi sapete come i giovani formino l’oggetto della predilezione della Chiesa e del Papa, il quale ama incontrarsi con loro per dare e ricevere entusiasmo e forza, ma voi giovani sportivi occupate un posto particolare, perché offrite, in modo eminente, uno spettacolo di fortezza, di lealtà e di autocontrollo, e ancora perché avete, in maniera spiccata, il senso dell’onore, dell’amicizia e della fraterna solidarietà: virtù queste che la Chiesa promuove ed esalta.

Continuate, carissimi giovani, a dare il meglio di voi stessi nelle competizioni sportive, ricordandovi sempre che l’agonismo sportivo, pur così nobile in se stesso, non deve essere fine a se stesso, ma subordinato alle esigenze, ben più nobili, dello spirito. Perciò, mentre vi ripeto: siate bravi sportivi, vi dico anche: siate bravi cittadini nella vita familiare e sociale, e, più ancora, siate bravi cristiani, che sanno dare un senso superiore alla vita, così da poter mettere in pratica ciò che l’Apostolo Paolo diceva degli atleti ai cristiani del suo tempo: “Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo! Però mentre essi [gli atleti] lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece per una incorruttibile” (1Cor 9,24-25).

Con questi sentimenti, esprimo a voi tutti il mio saluto e il mio incoraggiamento, che desidero avvalorare con una speciale Benedizione.



Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II ai partecipanti ai XXXIII Campionati di sci nautico D´Eurpoa, Africa e Mediteraneo. Castel Gandolfo, 31 agosto 1979

Cari Signori, diletti fratelli.
Mentre sentitamente ringrazio per le cortesi e nobili parole, ora rivoltemi dal Signor Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, vi esprimo il mio sincero compiacimento nel ricevervi oggi in questa casa, tanto vicina al luogo in cui si svolgono le vostre gare sportive. Vi sono riconoscente per aver desiderato questo incontro, che anche da parte mia è altamente apprezzato. Perciò saluto tutti cordialmente e indistintamente, da qualunque nazione voi proveniate.
Il XXXIII Campionato d’Europa, Africa e Mediterraneo di Sci Nautico è un’ottima e ulteriore occasione di avvicinamento e di affratellamento tra popoli diversi. Lo sport da voi praticato è certamente singolare ed attraente; ma, al di là dei suoi aspetti agonistici ed anche estetici, esso è pur sempre, come qualsiasi altra attività autenticamente sportiva, un fattore di umana nobilitazione: sia in senso individuale, in quanto educa ad una salutare autodisciplina, sia in senso interpersonale, in quanto favorisce l’incontro, l’accordo e in definitiva la comunione vicendevole. Quando poi esso viene coltivato a livello internazionale, allora diventa elemento propizio di superamento di molteplici barriere, così da far riscoprire e rinsaldare l’unità della famiglia umana, oltre ogni frazionamento razziale, culturale, politico e religioso.
In questi tempi, in cui purtroppo varie forme di violenza e quindi di odio tendono nefastamente a lacerare il tessuto della solidarietà sociale, voi contribuite, per parte vostra, a dare una luminosa testimonianza di coesione, di pace, di unione, in una parola di “saper stare insieme”, dove la necessaria competizione, lungi dal costituire motivo di divisione, risulta invece essere un positivo fattore di emulazione dinamica, possibile solo in un quadro di mutui rapporti accettati, misurati e promossi.

Proprio perché il vostro gareggiare non avviene per semplice e superficiale divertimento, ma per dar prova della propria abilità e di quali frutti possa essere feconda una lunga e rigorosa preparazione, l’impegno sportivo è scuola genuina di autentica virtù umana, di cui l’antico libro biblico della Sapienza scrive: “Presente è imitata; assente è desiderata; nell’eternità trionfa, cinta di corona, per aver vinto nella gara di combattimenti senza macchia” (Sap 4,2).

Nello sport, infatti, vince la virtù; e allora tutti vincono, poiché tutti traggono profitto dalle sue feconde esigenze individuali e comunitarie.

A questo punto la mia parola si fa augurio profondamente cordiale, anche in vista dei prossimi appuntamenti olimpionici, per un’ottima riuscita agonistica, cosicché dai vostri confronti atletici esca vittorioso semplicemente l’uomo, nei suoi più alti valori di lealtà, di mutuo rispetto, di generosità, di bellezza. E da Dio onnipotente e benedetto invoco abbondanza di grazie su tutti voi, sulle vostre famiglie e sulle vostre associazioni.


Mensaje de S.S. Juan Pablo II a los futbolistas de los equipos nacionales de Argentina e Italia, acompañados de los dirigentes y familiares. 25 de mayo de 1979.

Ilustres señores y queridos hijos:
Os quedo sinceramente agradecido por la cortesía de esta visita, que me permite encontrarme y saludar a los prestigiosos campeones de dos países, unidos entre sí por vínculos profundos de fe, de cultura y de sangre, a sus directivos y técnicos con las respectivas familias, y a estos dos equipos de muchachos que, si todavía no poseen la fama de sus colegas ya conocidos, ciertamente emulan su pasión en el deporte y su entusiasmo generoso. A todos dirijo la más cordial bienvenida.

He escuchado con atención e interés las palabras de presentación del señor presidente de la Federación Italiana de Fútbol, que ha sabido interpretar con palabras amables y apropiadas los sentimientos comunes y ha recordado además oportunamente la solicitud con que la Iglesia ha seguido siempre el ejercicio de las diversas disciplinas atléticas, complaciéndose al mismo tiempo en subrayar, con rasgo de exquisita delicadeza, el aprecio que yo también he tenido ocasión de mostrar por los valores que van unidos a la práctica del deporte.

Visión unitaria del ser humano

Me complazco en poner de relieve la claridad y exactitud con que usted, señor presidente, ha sabido captar la enseñanza del Magisterio eclesiástico en esta materia. Es enseñanza importante, porque refleja uno de los puntos firmes de la concepción cristiana del hombre. Vale la pena recordar, a este propósito, que ya los pensadores cristianos de los primeros siglos se opusieron con decisión a ciertas ideologías, entonces en boga, que se caracterizaban por una infravaloración de lo corporal, defendida en nombre de una mal entendida exaltación del espíritu; sobre la pauta de los datos bíblicos, ellos, en cambio, afirmaron con fuerza una visión unitaria del ser humano. « ¿Qué es el hombre -se pregunta un autor cristiano de fines del siglo II o de principios del III, qué es el hombre, sino un animal racional compuesto de un alma y un cuerpo? ¿El alma, tomada en sí misma, no es, pues, el hombre? No, sino que es el alma del hombre. ¿El cuerpo, pues, es el hombre? No, sino que debe decirse que es el cuerpo del hombre.

Por eso, ni el alma ni el cuerpo, tomados separadamente, son el hombre: lo que se llama con este nombre es lo que nace de su unión» (De resurrectione VIII, en Rouet de Journel, Enchiridion Patristicum n. 147 p. 59).

Por esto, cuando Emmanuel Mounier, un pensador cristiano de este siglo, dice que el hombre es «un cuerpo por el mismo título que es espíritu: todo él cuerpo y todo él espíritu» (cf. Il personalismo [Roma 1971] p. 29), no dice nada nuevo, sino que vuelve a poner de relieve sencillamente el pensamiento tradicional de la Iglesia.

Valoración positiva del atletismo

Me he detenido un poco en evocar estos puntos de doctrina, porque sobre estos fundamentos se apoya la valoración de las disciplinas deportivas que propone el Magisterio. Se trata de una valoración altamente positiva, a causa de la cooperación que tales disciplinas aportan para una formación humana integral. En efecto, la actividad atlética, realizada según justos criterios, tiende a desarrollar en el organismo fuerza, agilidad, resistencia y armonía de ademanes, y favorece al mismo tiempo el crecimiento de las mismas energías interiores, convirtiéndose en escuela de lealtad, de coraje, de conformidad, de decisión, de hermandad.

Por lo tanto, al dirigiros una palabra de aplauso y estímulo, jóvenes atletas aquí presentes, y a vuestros colegas de todas las partes del mundo, a los directivos, a los técnicos y a cuantos se dedican a la noble causa de la difusión de una sana práctica deportiva, manifiesto el deseo de que sean cada vez más numerosos los que, templando el cuerpo y el espíritu en las severas normas de las diversas disciplinas deportivas, se esfuercen por conseguir la madurez humana necesaria para medirse con las pruebas de la vida, aprendiendo a afrontar las dificultades cotidianas con valentía y a superarlas victoriosamente.
Permitidme ahora decir una palabra en la lengua que se habla en Argentina.

Las metas del espíritu

Amadísimos hijos argentinos:

Me siento contento de poder recibiros hoy, día además de la fiesta nacional argentina, para felicitaros cordialmente por vuestros recientes éxitos deportivos y para expresaros mi sentida estima por vuestras personas.
Sois jóvenes todavía y, por lo tanto, llenos de ilusión y deseosos de perfeccionaros personal y profesionalmente.

Por eso, mis palabras, cuando hablo a deportistas como vosotros, quisieran ser siempre una especie de afectuosa sacudida de los espíritus, animándolos a desplegarse con gallardía hacia los objetivos que más ennoblecen la vida.

Tened presente que, mientras jugáis, sois centro de atención por parte de las masas. El buen juego, el estilo excelente, los resultados favorables os granjearán sus aplausos y su admiración. Pero, ojalá puedan apreciar claramente en vosotros un modelo de respeto y de lealtad, un ejemplo de compañerismo y amistad, un testimonio de auténtica fraternidad. Todo eso afina los espíritus y les hace percibir de cerca lo sublime del ser humano y su auténtica dignidad. Así se coopera también a la construcción de un mundo más pacífico y, si se tiene fe, a la consolidación de la comunidad de los hijos de Dios: la Iglesia.

Con estos deseos os imparto de corazón la bendición apostólica, que hago extensiva a vuestras familias y a todos los queridísimos hijos argentinos.


Discorso di Giovani Paolo II ai direinti e ai calciatori dell’ Ascoli. 9 febbraio 1980.
Cari dirigenti e giocatori dell’Ascoli-Calcio!
Ho accolto volentieri il vostro desiderio di essere da me ricevuti in udienza, perché conosco i gentili sentimenti che avete per la mia persona, ed anche - come mi conferma il vostro Vescovo - la sincerità della vostra fede di cristiani. Ma tanto più volentieri l’ho accolto, perché mi è dato in tal mondo di soddisfare un debito del mio venerato predecessore Paolo VI, il quale alcuni anni fa, all’inizio della vostra ascesa nel massimo campionato nazionale, ricevette un’analoga domanda, a cui, però, non poté dare positiva risposta per altri urgenti impegni di ministero.
Ecco perché l’odierno incontro assume un carattere particolare e, direi, più definito e più ricco.

Quella che vi rivolgo vuol essere una parola semplice e schietta, che va alle vostre persone, alla professione sportiva, e si estende per analogia e, direi piuttosto, per associazione d’idee alla vita religiosa e morale.

Voglio esprimere, anzitutto, il mio compiacimento a voi singoli ed insieme al Sodalizio, a cui appartenete, il quale fin dalla fondazione nel lontano 1898 ha conseguito meritati successi. da quella data che l’Ascoli-Calcio sta sulla breccia, e pian piano, per lo sforzo concorde dei tecnici e degli atleti, ma anche per il fervore di una cittadinanza entusiasta e partecipe, è arrivata all’onore di far parte delle compagini calcistiche di serie A e - quel che più conta - di misurarsi con esse in numerose competizioni. Non è poco davvero, se si pensa che la città, pur nobile e antica, è relativamente piccola per area e per numero di abitanti. Me ne congratulo di cuore!

Ma questo vostro successo, le affermazioni da cui è esso costituito ed anche gli sforzi e i sacrifici che comporta, mi suggeriscono di portare il discorso dal valore e dal significato dello sport al valore ed al significato della vita umana, di cui quello è - come conferma la storia - una importante e costante manifestazione. A questo proposito, mi soccorre una parola altamente significativa dell’apostolo San Paolo: nella prima delle sue due Lettere ai fedeli della città di Corinto, che fu nell’antica Grecia la famosa sede dei Giochi Istmici, egli volle attingere un appropriato insegnamento di carattere religioso dalla pratica agonistica. Per esortare quei suoi figli che “aveva generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo” e spronarli all’imitazione di se stesso (cf. 1Cor 4,15-16), egli evocava l’immagine, per loro consueta, dei corridori e dei lottatori nello stadio, i quali, pur di ottenere il premio riservato ad uno solo, si sottopongono ad ogni sorta di sacrifici: “Ed essi lo fanno - commentava l’apostolo - per guadagnare una corona corruttibile, noi invece per una corona eterna” (1Cor 9,24-25).

Ecco, carissimi figli e fratelli, la lezione che desidero proporvi a ricordo di questo familiare e tanto gradito incontro: all’augurio perché la vostra professione sportiva si ispiri sempre ai nobili ideali della lealtà e del coraggio, della correttezza e della cavalleria, aggiungo l’augurio per la vostra professione cristiana, la quale, lungi dall’essere in posizione di estraneità o di contraddizione con la prima, deve piuttosto integrarla, con l’apporto ovviamente anche di altri fattori, ed insieme elevarla perché abbia compiutezza la stessa personalità. Il cristianesimo è di per sé una religione che richiede un serio e forte impegno nel campo spirituale e morale, ed oggi specialmente - agli occhi di un mondo tanto spesso distratto o indifferente - diventa credibile solo se si traduce, nella vita dei singoli cristiani, in una coerente e trasparente professione di vita. E professione - badate bene - vuol dire quasi confessione, cioè è come un dichiarare e un testimoniare con i fatti quel che si è. In parole più semplici voglio dirvi: come siete bravi calciatori, così procurate anche di essere bravi cristiani, fedeli sempre al Signore, alla sua Chiesa, alla sua Legge di amore per Lui ed i fratelli.
Vi conforti in tale impegno la propiziatrice Benedizione Apostolica, che vi imparto ora di cuore ed estendo ai vostri familiari ed amici.


Ai motociclisti. Angelus del 20 de Abril de 1980
Cari motociclisti, mi fa piacere vedervi così numerosi e così pieni di entusiasmo e vi ringrazio per codesta significativa presenza. Con tutta la simpatia che nutro verso i cultori dello sport in tutte le sue forme, vi auguro di saper sempre trarre dalle vostre competizioni sportive quelle soddisfazioni che soltanto uno spirito di lealtà e di rispetto della persona e delle norme di circolazione può pienamente procurarvi. Sappiate trascorrere con tale animo sia i momenti di svago e di turismo, sia quelli più impegnativi delle gare vere e proprie. Ma, al di là di queste alte affermazioni, ma pur sempre effimere, sappiate guardare a quei traguardi superiori, che valgono per l’eternità.

Con questi voti vi affido alla protezione della Madonna della Strada e vi benedico di cuore.



Discorso di Giovanni Paolo II ai Representanti delle Fedrazioni Europee di Calcio. 20 giugno 1980.
Signor Presidente,
La ringrazio vivamente per le gentili parole che mi avete rivolto e sono felice di poter salutare a mia volta, assieme al Presidente della Federazione Internazionale di calcio, i Rappresentanti delle federazioni europee riuniti a Roma per il loro Congresso in occasione della fase finale del Campionato europeo che si svolge attualmente in Italia. A tutti, Signore e Signori, auguro il più cordiale benvenuto.
Il calcio, di cui voi organizzate le grandi competizioni e contribuite a selezionare i giocatori, offre ogni settimana, e in quasi tutti i paesi, l’occasione per grandi incontri di massa dove molte famiglie, molti giovani - e meno giovani! - trovano un sano divertimento, e persino una passione da “tifoso”.

È un evento sociale importante per milioni di spettatori degli stadi e della televisione. Ma l’importanza maggiore è per i giocatori, e penso in primo luogo, al di là delle grandi squadre che voi patrocinate, alle moltissime persone che si avviano al calcio, sin dalla più giovane età, per il piacere dello sport e per le competizioni amatoriali. Per esperienza, ho potuto apprezzare il piacere e l’interesse di questo sport, e sono fra coloro che l’incoraggiano.

Non devo certo sottolinearne davanti a voi le virtù fisiche e morali quando viene praticato come si deve; ne sarete sicuramente convinti. Non solo il giocatore ci trova a livello fisico la distensione di cui ha bisogno, acquisisce maggior agilità, destrezza e resistenza, rinvigorisce la propria salute, ma ne guadagna anche in energia e in spirito di collaborazione. Una sana emulazione sviluppa anche il senso di squadra, il fairplay davanti all’avversario, allarga l’orizzonte umano degli scambi e degli incontri fra città ed a livello internazionale. L’unità europea, ad esempio - parlo di essa poiché voi siete quasi tutti europei - non si farà sicuramente attorno ad un pallone rotondo od ovale, i problemi si situano ad un altro livello, molto più complesso; ma lo sport può certamente contribuire a far conoscere gli avversari, a far sì che si apprezzino e vivano una certa solidarietà che va oltre le frontiere, e che si trova sulla base comune delle loro qualità umane e sportive.

Sì, come molti altri sport, il calcio può educare l’uomo. Naturalmente deve per questo conservare, nella vita personale, familiare, nazionale, il suo posto, che è relativo, affinché non conduca a dimenticare gli altri grandi problemi sociali o religiosi; né gli altri mezzi per esaltare i valori del corpo, dello spirito, del cuore, dell’anima assetata d’assoluto. Il bene che Dio vuole per ognuno e per la società si compone di un insieme equilibrato.

Tutti, inoltre, sanno che i valori dello sport non sono automaticamente assicurati. Come tutte le cose umane, hanno bisogno di essere purificati, protetti. Le tentazioni di deviare lo sport dalla sua finalità propriamente umana, che consiste nello sviluppo migliore dei doni del corpo, e dunque della persona, in uno spirito di emulazione naturale, al di là di ogni forma di discriminazione, si fanno oggi spesso troppo forti; si può arrivare ad interferire sullo svolgimento leale delle competizioni sportive, o ad utilizzarle per altri fini, con il pericolo di corruzione e decadenza.

Quelli che amano lo sport e la società non possono soffrire queste deviazioni, che non sono altro che delle regressioni rispetto all’ideale sportivo e al progresso dell’uomo. In quest’ambito, la difesa dell’uomo merita ancora vigilanza e nobile lotta. Spero di avere in comune con voi in questo una delle vostre preoccupazioni. Mi sembra infatti che questo rientri nel quadro delle responsabilità che vi spettano alla guida o in seno alle vostre Federazioni europee.

Mi auguro che i campionati si svolgano sempre degnamente, in un’atmosfera di gioia, di pace, di fairplay, d’amicizia. Formulo i miei migliori auguri per il vostro compito e per le vostre squadre. (In questo non posso permettermi di essere imparziale, di fronte a rappresentanze così meritevoli! Allora dico semplicemente: “Che vinca il migliore!”).
Non dimentico il fatto che siete uomini e donne con altre preoccupazioni, che avete, in particolare, una famiglia: che Dio benedica le vostre famiglie e i vostri figli! Ognuno di voi è, nel segreto della sua coscienza, in rapporto con Dio, che è Autore della nostra vita e fine della nostra esistenza: il Pastore della chiesa di Roma si augura dunque che questo rapporto fiorisca, che Dio sia la vostra luce, la vostra speranza, la vostra gioia. È il significato della Benedizione che imploro su di voi, di tutto cuore.



Discurso di Giovanni Paolo II ai Partecipanti ai XII Giochi della gioventú. 2 ottobre 1980.
Cari dirigenti delle Federazioni Sportive aderenti al CONI,Cari ragazzi e ragazze!
Mi è particolarmente gradita questa vostra visita, al termine delle gare nazionali dei Giochi della Gioventù, da voi svolte in questi giorni a Roma. Sono felice di vedervi, di darvi il benvenuto. Vi ringrazio per il pensiero delicato che avete avuto di venire a salutare il Papa prima di far ritorno alle vostre case ed alle regioni d’Italia da cui provenite e che bene rappresentate. Esprimo, in particolare, la mia riconoscenza al Dott. Franco Carraro, Presidente del Comitato Olimpico Italiano, per le significative parole, che anche a nome di tutti voi, ha voluto rivolgermi.

La vostra presenza entusiastica e festante ravviva nel mio animo tanti cari ricordi legati alla mia precedente esperienza pastorale in mezzo ai giovani sportivi della Polonia.

Voi ben conoscete la stima che la Chiesa nutre per voi, e come la fede cristiana non umilia, ma avvalora e nobilita lo sport nelle sue varie espressioni.

Voi sapete altresì con quale interesse il Papa segue le vostre attività sportive e con quale soddisfazione guarda ai vostri spettacoli agonistici, nei quali manifestate le non comuni doti di fortezza, di disciplina e di ardimento, di cui il Signore vi ha ornato. Il vostro Presidente ha ora parlato nei vostri confronti di allenamento alla “lealtà”, all’“autocontrollo”, al “coraggio”, alla “generosità”, alla “cooperazione” ed alla “fratellanza”: ebbene, non sono questi altrettanti traguardi, a cui la Chiesa mira nell’educazione e promozione della gioventù? Non sono queste le istanze e le esigenze più profonde del messaggio evangelico?
A questo proposito, mentre vi esorto a dare sempre il meglio delle vostre energie e delle vostre capacità nelle pacifiche competizioni sportive, vi ricordo al tempo stesso di non considerare lo sport come fine a se stesso, ma piuttosto come elemento prezioso che vi aiuti a dare alla vostra persona quella pienezza che proviene dalla integrazione delle doti fisiche con quelle spirituali. In una parola, il corpo deve essere subordinato allo spirito, che dà luce, respiro e sprint alla vita, e che vi fa essere bravi sportivi, bravi cittadini e bravi cristiani.

Carissimi giovani, l’odierno incontro con voi si svolge in un momento particolarmente importante per la vita della Chiesa. Come molti di voi sanno, numerosi Vescovi, provenienti da ogni parte del mondo, sono convenuti in Vaticano per partecipare alla V Assemblea del Sinodo dei Vescovi sui compiti della famiglia cristiana nel mondo contemporaneo. È infatti quanto mai urgente ridare a tutte le famiglie cristiane quella bellezza, quella sua carica d’amore, tutte quelle virtù che le sono state impresse dal Signore. È necessario che la famiglia sia realmente la palestra privilegiata, nella quale i vostri ideali spirituali, sportivi e sociali trovino un clima favorevole e la spinta necessaria per portarli avanti e farli maturare fino alla pienezza. Date anche voi il vostro contributo perché la vostra famiglia diventi sempre più vera scuola di forza spirituale e di allenamento alle grandi conquiste umane e sociali.

A tanto vi sia di aiuto e di stimolo la Benedizione Apostolica, che di gran cuore imparto a voi qui presenti, alle vostre Associazioni sportive locali, ai vostri cari e a quanti aderiscono a questo Comitato Olimpico Nazionale, in pegno della mia particolare benevolenza.


Saluto di Giovanni Paolo II ad un gruppo di calcioamatori Cortile di S. Damaso, 19 ottobre 1980.
1. Sono molto lieto, carissimi amatori dello sport ciclistico, per questo incontro, da voi da tempo desiderato, che mi offre la gradita occacione di manifestarvi i sentimenti del mio affetto e di rivolgervi al tempo stesso una parola di sincera felicitazione e d’incoraggiamento.
Porgo un particolare saluto al vostro Presidente, Cav. Luigi Leggeri, ed al Padre Battista Mondin, che da oltre un decennio assiste spiritualmente la vostra grande famiglia di 40.000 componenti.
Con vivo compiacimento vedo qui presenti tra voi alcuni campioni delle passate competizioni, ai quali esprimo la mia ammirazione ed il mio apprezzamento.
Questa bella visita avviene nel XXV anniversario delle iniziative della vostra Associazione, di cui meritano speciale menzione i recenti pellegrinaggi in Terra santa e quelli precedenti ai santuari mariani di Lourdes e di Czestochowa, come pure quello compiuto dagli sportivi del Lazio alla Madonna della Mentorella la scorsa primavera. Tali manifestazioni di fede ben si collegano con l’ordinato esercizio dello sport, perché esso costituisce un’attività che, fortificando il corpo, porta lo spirito a sollevarsi verso Dio nella contemplazione delle meraviglie da lui create.

Lo spirito riflessivo dello sport, mentre percorre le strade che si snodano tra pianure, colli, montagne, fiumi, può scoprire la mano intelligente e generosa del Signore, e lo sguardo di ammirazione si può far preghiera. Ed io di tutto cuore vi auguro che sempre sia così.

2. Lo sport della bicicletta, se praticato con assiduità e con amore, è poi scuola di sobrietà, di fortezza di volontà, di costante sacrificio; è attività molto dura e impegnativa, che concede soddisfazioni soltanto a chi è votato alla rinuncia ed all’impegno perseverante. Praticato in forma turistica, esso è felice occasione per stringere nuove amicizie, per rinsaldare vincoli di fraterna solidarietà che, se permeati dalla fede, costituiscono concrete testimonianze di quell’amore evangelico che Gesù ha raccomandato ai suoi.
Sull’esempio dei vostri migliori campioni, fate in modo che le vostre competizioni ed i vostri giri siano sempre di aiuto per la vostra vita interiore e per l’adempimento dei vostri doveri sociali, familiari, religiosi, mediante l’incontro con Cristo specialmente per quanto riguarda la santificazione della Domenica che è, appunto, il giorno del Signore.

Con l’auspicio di un felice esito per i lavori dell’Associazione Nazionale “Amatori del Ciclismo”, che si svolgerà la prossima settimana ad Urbino, imparto la mia cordiale Benedizione che volentieri estendo alle vostre famiglie ed a tutti i vostri cari.


Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II ai giovani. Budokan, 24 febbraio 1981.
3. Mi ponete anche una domanda sullo sport. Mi rallegro molto di questa domanda alla quale posso rispondere sulla base delle mie personali esperienze. Ho dato sempre (e continuo a dare) una grande importanza all’antico principio: “Mens sana in corpore sano”. Lo sforzo fisico, particolarmente quello sportivo, deve servire a ciò. Un motivo supplementare, ma molto importante quando si trattava di intraprendere questo sforzo (nelle diverse forme), fu per me sempre l’amore verso la natura: verso i laghi, i boschi, le montagne, sia in estate, come in altre stagioni, e in particolare in inverno, quando occorre fare il turismo servendosi degli sci.
Penso che a tale proposito avremmo, voi ed io, non poco da raccontarci, perché so che anche voi amate molto la natura, e cercate di leggere in essa, come in uno splendido libro pieno di misteri.


Discorso di Giovanni Paolo II ai partcipanti al convegno « Panathlon International ». 26 marzo 1981.
Cari Signori,
Sono lieto di porgere il più cordiale benvenuto a tutti Voi, riuniti a Roma per il Convegno quadriennale del Panathlon Internazionale, e per offrire il Premio “Fiaccola d’Oro” a personalità, che si sono distinte in ordine allo Sport.
Desidero ringraziarvi per la vostra gradita presenza, per il significativo omaggio, e ancora per l’opportunità di dire una parola in presidio dei valori morali ed etici dello sport, che sono tra quelli che stanno a fondamento di un’ordinata convivenza civile.

La funzione educativa dello sport è a voi particolarmente presente. Esso, infatti, al di là della sua espressione agonistica, comporta, quale substrato ideale, l’esaltazione di autentiche virtù umane, come la lealtà, la generosità e la creatività, che si intrecciano armoniosamente con lo spirito di sacrificio, col dominio di se stessi, con la temperanza, in vista di una completa formazione della persona, aperta così ai più ampi orizzonti della trascendenza e della fede.

Il vostro sodalizio concentra attenzione e propositi su tali contenuti morali; vuole alimentare nei propri soci questa prospettiva. Nel compiacermene sinceramente, auspico che esso indirizzi sempre il suo sforzo soprattutto a lumeggiare la purezza delle motivazioni ideali dello sport, ed a favorire, con azione lungimirante, i legami di fraternità tra individui, gruppi e nazioni, in sintonia con l’eloquente motto prescelto: “Ludis iungit”.

Tale nobile compito non può non essere incoraggiato, specie oggi, quando si richiede con urgenza, in vista di un risanamento profondo della società, l’avvio delle giovani generazioni verso forme concrete e vissute di impegno qualificante e formativo, tra cui lo sport.

Sottolineo pertanto il mio apprezzamento e incoraggiamento per le finalità, che presiedono alla vostra Istituzione. Nel rinnovarvi l’espressione della mia gratitudine, elevo al Signore “nostra salvezza e roccia di difesa” (Sal 62,3) la mia preghiera, affinché vi siano accordati in abbondanza i doni della sua assistenza durante il vostro cammino, che accompagno con la mia benedizione apostolica, estensibile a tutti i vostri cari.


Incontro di Giovanni Paolo II con la Squadra di calcio del Gagliari. 28 marzo 1981
campionato, siete qui venuti accompagnati dai vostri familiari.

Vi saluto con sincera cordialità. La vostra visita mi fa tornare giovane tra i giovani, perché evoca in me ricordi lontani nel tempo, ma sempre cari, quando anch’io ho avuto occasione di fare – come tanti nell’età giovanile – qualche partita di calcio.

Voi rappresentate quel mondo calcistico, che ogni domenica trascina masse di persone negli stadi e che tanta parte occupa nei mezzi di comunicazione sociale. A quanti guardano a voi e vi ammirano, voi dovete certo offrire lo spettacolo del gioco, ma ricordatevi che fa parte del vostro dovere anche il dare l’esempio dell’esercizio di talune virtù, tipiche del mondo agonistico, che devono rappresentare prima di tutto un vostro patrimonio personale.

Sappiate quindi distinguervi per lealtà ed onesta, dominio del proprio fisico e dei propri riflessi, di rispetto della persona e di perfezione spirituale. Si tratta di valori che, acquisiti oggi attraverso lo sport, vi serviranno sempre, anche quando il corpo non risponderà più alle esigenze del gioco, ma la “partita” della vita richiederà ugualmente il vostro impegno di uomini.

2. Amo rivolgere il mio pensiero alla vostra bella ed illustre città di Cagliari, sulla quale sovrasta il Santuario della Madonna di Bonaria e che ha voluto dedicare ad un Santo lo stadio nel quale vi allenate ed offrite al pubblico il saggio della vostra abilità.

Auspico di cuore che il ricordo di Sant’Elia vi sia di stimolo a un impegno sempre maggiore nei vostri doveri di sportivi e, soprattutto, di uomini e di cristiani. Auguro altresì che l’esercizio delle gare sportive e il motivo di serena distensione che esse mirano ad offrire, contribuisca al miglioramento non solo della vostra persona, ma anche della società che vi segue con tanto interesse.
Con questi voti, invoco dal Signore su voi tutti e sulle persone che vi sono care, larga effusione di favori celesti, e di cuore vi accompagno con la mia benedizione.


Discorso di Giovanni Paolo II agli atleti della Societá calcisista SPAL (Società Polisportiva Ars et Labor) Di Ferrara. Sabato 4 aprile 1981.

Cari atleti della Società calcistica di Ferrara!
1. La vostra visita quest’oggi mi procura una grande gioia: gioia di vedere in voi anzitutto i rappresentanti della diletta diocesi di Ferrara, la quale col suo Duomo stupendo e con le sue pure espressioni rinascimentali nel campo dell’architettura e della letteratura – basterebbe ricordare l’architetto Biagio Rossetti e il poeta Ludovico Ariosto – costituisce una delle città italiane più ricche di tradizioni culturali e sociali; gioia di accogliere una schiera di forti atleti, quali voi siete, che fanno dello sport una professione cosciente ed impegnata non solo per le buone sorti dell’Associazione calcistica, che dalla sua stessa sigla Spal (Società Polisportiva Ars et Labor) trae ispirazione per una prestazione sportiva generosa ed appassionata, ma anche per offrire un sano divertimento ai numerosi ammiratori, che ogni domenica affollano gli spalti degli stadi.

2. Dovendo venire a Roma per gli impegni del Campionato, voi avete anticipato il viaggio per poter vedere il Papa e per ascoltare la sua parola di esortazione. Volentieri mi rivolgo a voi, come già ho fatto con altri gruppi di atleti e di sportivi che qui vi hanno preceduto, per manifestarvi il mio apprezzamento per la qualificata attività ludica che svolgete e per affidarvi una precisa consegna. Come è noto, la Chiesa, che ha il mandato di promuovere tutto ciò che è proprio dell’uomo, essendo ogni azione umana sottoposta alla legge morale, ha un messaggio anche per gli sportivi. Essa non cessa di esortarli ad impostare la loro vita su una linea di lealtà, di sincerità, di rispetto e di dominio di sé, non solo sui campi delle loro competizioni, ma anche su quelli della civile convivenza. Lo sport diventa così palestra di addestramento non solo al gioco, ma alla vita. Dice il Concilio a questo proposito: “Gli uomini si arricchiscono... anche mediante esercizi e manifestazioni sportive, che giovano a mantenere l’equilibrio dello spirito anche nella comunità ed offrono un aiuto per stabilire fraterne relazioni fra gli uomini di tutte le condizioni, di nazioni o di stirpi diverse” (Gaudium et Spes, 61).]

3. Lo sport esercitato in questa visione globale ha un alto valore morale ed educativo: è una scuola di forti virtù, un addestramento anche alle conquiste ed alle vittorie dello spirito.

Voglio sperare che questo sia anche il vostro programma e il vostro impegno di atleti. Siate fedeli a questi valori che vi obbligano di fronte all’intera comunità come cristiani, non meno che come sportivi. Siate consapevoli della vostra responsabilità, rifuggendo da ogni compromesso e da ogni sotterfugio.
È questa la consegna che io vi affido e l’augurio che vi faccio. Vi assista sempre il Signore nello svolgimento della vostra professione prestigiosa, ma anche tanto impegnativa per le sue ripercussioni psicologiche, sociali e civili. Avvalori questi voti la benedizione apostolica che ora imparto a voi tutti, ai Dirigenti della Società Spal, all’assistente spirituale ed ai vostri familiari qui presenti, come pure a quelli rimasti a casa.


Discorso di Giovanni Paolo II ai giovani partecipanti ai XIII “Giochi della gioventú” 11 ottobre 1981

Cari ragazzi e giovani sportivi!

1. Sono lieto di accogliervi e di salutarvi cordialmente, unitamente ai Dirigenti del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, i quali, al termine della manifestazione nazionale dei “Giochi della gioventù”, vi hanno accompagnati per darvi la possibilità di esprimere qui a nome anche dei vostri colleghi appartenenti a tutte le regioni d’Italia, i sentimenti della vostra fede cristiana e della vostra giovanile letizia. Rivolgo il mio vivo ringraziamento al Dott. Franco Carraro, vostro solerte Presidente, per le amabili parole con le quali ha voluto introdurre questo incontro familiare.

2. La vostra presenza rallegra il mio animo non solo per lo spettacolo di stupenda giovinezza che offrite al mio sguardo, ma anche per i valori fisici e morali che voi rappresentate. Lo sport infatti, anche sotto l’aspetto di educazione fisica, trova nella Chiesa sostegno per tutto quello che esso comporta di buono e di sano. La Chiesa infatti non può non incoraggiare tutto ciò che serve allo sviluppo armonioso del corpo umano, giustamente considerato il capolavoro di tutta la creazione, non solo per la sua proporzione, vigoria e bellezza, ma anche e soprattutto perché Dio ne ha fatto l’abitazione e lo strumento di un anima immortale, infondendogli quel “soffio di vita” (cf. Gen 2,7) per cui l’uomo è fatto a sua immagine e somiglianza. Se poi si considera l’aspetto soprannaturale sono di illuminante monito le parole di San Paolo: “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?... Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio?... Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1Cor 6,15; 19-20).

3. Ecco, carissimi giovani, alcuni tratti di ciò che la rivelazione ci insegna sulla grandezza e dignità del corpo umano, creato da Dio e redento dal Cristo. Per questo la Chiesa non cessa di raccomandare la valorizzazione di questo strumento meraviglioso mediante una appropriata educazione fisica, la quale, mentre da una parte fa evitare le deviazioni del culto del corpo, dall’altra allena e il corpo e lo spirito allo sforzo, al coraggio, all’equilibrio, al sacrificio, alla nobiltà, alla fraternità, alla cortesia e, in una parola, al “fair play”. Se praticato in questo modo, lo sport vi aiuterà, soprattutto, a divenire cittadini amanti dell’ordine sociale e della pace; vi insegnerà a vedere nelle competizioni sportive, non già lotte tra rivali, non fattori di divisione, ma pacifiche manifestazioni agonistiche, nelle quali non deve mai venir meno, pur nel doveroso sforzo per conseguire la vittoria, il senso del rispetto verso il concorrente. Con questi pensieri e con questi voti, ben volentieri imparto a voi, ai vostri familiari e ai vostri amici la mia speciale benedizione apostolica, in pegno di abbondanti grazie celesti e quale segno della mia benevolenza.


Ai partecipanti alla III Maratona Ecologica. Angelus del 1 de Noviembre de 1981
Carissimi,
Sono lieto di porgere il mio saluto a voi tutti che oggi, Festività di Tutti i Santi, siete qui in Piazza San Pietro, per la partenza della III Maratona Ecologica.
Da questa Piazza voi iniziate un cammino che vi condurrà per le vie di Roma, in una gara sportiva nella quale ciò che importa è arrivare alla meta, in un tempo conveniente e con l’aiuto vicendevole.
Diventate così, in un certo qual modo, un segno visibile del cammino che ogni uomo deve percorrere sulle strade della vita. Il traguardo è la Casa del Padre, nella Comunione dei Santi, cui si giunge con l’aiuto dei fratelli, seguendo Cristo, Primogenito dei Viventi, per le vie e nei tempi scelti da Lui.

A voi tutti, alle vostre famiglie, in particolare ai giovani handicappati di Ostia Lido, giunga il mio cordiale augurio e il mio incoraggiamento, che accompagno con la mia Benedizione Apostolica.

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