Menu


Juan Pablo II y el Deporte (2)
Juan Pablo II y el Deporte (2)

Discursos del Papa Juan Pablo II a los deportistas, durante el período 1982 a 1985. Esecialmente sus Homilias durante el Jubileo de los deportistas en el año 1984


Por: Juan Pablo II | Fuente: www.vatican.vat




MENSAJE DE SU SANTIDAD JUAN PABLO II PARA LA CELEBRACIÓN DE LA JORNADA MUNDIAL DE LA PAZ. I de enero de 1982
La acción indirecta
8. Si la promoción de la paz depende, en un cierto sentido, de la información y de la investigación se funda sobre todo en la acción que los hombres emprenden en favor de la misma. Algunas formas de acción, consideradas aquí, tienen solamente una relación indirecta con la paz. Sin embargo sería una equivocación considerarlas como despreciables y, como sugeriremos brevemente por medio de algunos ejemplos, casi todos los sectores de la actividad humana ofrecen ocasiones insospechadas para promover la paz.
Tal es el caso de los intercambios culturales, en el pleno sentido de la palabra. Así, todo lo que permite a los hombres el conocerse mejor por medio de la actividad artística rompe barreras. Donde fracasa la palabra y donde la diplomacia es un auxilio aleatorio, la música, la pintura, el teatro, el deporte pueden acercar a los hombres. Lo mismo puede decirse de la investigación científica: por lo demás la ciencia, igual que el arte, suscita y congrega una sociedad universal donde se encuentran, sin división, todos los hombres atraídos por la verdad y la belleza. La ciencia y el arte anticipan así, a su propio nivel, la formación de una sociedad universal pacificada.
También la vida económica está llamada a acercar a los hombres, haciéndoles tomar conciencia de su interdependencia y complementaridad. Sin duda las relaciones económicas crean a menudo un campo de enfrentamiento despiadado, de competencia sin misericordia y de explotación desvergonzada. Pero estas mismas relaciones, ¿no podrían transformarse en relaciones de servicio, de solidaridad, y eliminar con ello una de las causas más frecuentes de discordia?

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI DIRIGENTI E AGLI ATLETI DELLA SAMBENEDETTESE. 6 febbraio 1982

1. Sono lieto di questo incontro con voi, cari giovani Atleti della Società Calcistica “Sambenedettese” che, accompagnati dai vostri Dirigenti e familiari, siete venuti a trovare il Papa, alla vigilia di un incontro di campionato nella Città Eterna, anche per ricordare festosamente il 60° anniversario di fondazione del vostro sodalizio sportivo.
Vi ringrazio per questa cordiale visita che mi consente di manifestare ancora una volta la mia stima per i veri cultori dello sport, in tutte le sue forme. Vi auguro di trarre dalle competizioni quelle autentiche soddisfazioni che la vostra preparazione, il vostro spirito agonistico, le belle tradizioni della vostra Squadra meritano. Auspico soprattutto che possiate compiere le vostre gare in quella prospettiva diremmo “ascetica” dello sport, che è mezzo di formazione umana, educando all’ordine, alla lealtà, al rispetto della persona e delle leggi, oltre che ad essere scuola di vigore e di eleganza. Su tali valori si costruisce una disponibilità interiore all’accoglimento di ispirazioni ed atteggiamenti schiettamente cristiani, quale il giusto ed adorante riconoscimento dovuto al Creatore di ogni bene e Padre nostro celeste, ed insieme la disponibilità di amore verso i fratelli. Per tutti questi motivi, la Chiesa incoraggia e benedice lo sport.
Camminate in questa luce, progredite in essa ogni giorno di più, verso la piena maturità di uomini e di cristiani.
2. Ora, desidero salutare alcuni giovani, qui presenti, che hanno riportato ustioni a seguito del rogo sviluppatosi nello Stadio “Ballarin”, nel giugno scorso. Carissimi, a voi ed a quanti come voi sono rimasti feriti in quella circostanza, dirigo il mio affettuoso pensiero ed augurio per una completa guarigione, chiedendo al tempo stesso al Signore di valorizzare pienamente la vostra passata sofferenza, e di concedere che le manifestazioni sportive si svolgano sempre nella serenità, nell’ordine e nella comune letizia.
La mia parola di benvenuto raggiunga, infine, le Delegazioni delle parrocchie di Porto d’Ascoli e dell’emittente televisiva “Telecolor” di san Benedetto. So che avete realizzato la costruzione di un villaggio a sant’Angelo dei Lombardi, per quelle popolazioni colpite dal terremoto. Bravissimi! La fede cristiana deve manifestarsi mediante le opere della carità a favore dei fratelli più bisognosi, come afferma san Paolo: “La fede opera mediante la carità” (Gal 5,6). Auguro per voi incrementi di vita cristiana, sempre più solidi e letificanti.
A voi tutti qui presenti, alle vostre famiglie ed a tutti i fedeli della diocesi di Montalto e Ripatransone imparto di cuore la mia benedizione apostolica


DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AD UN GRUPPO INTERNAZIONALE DI SPORTIVI. Sabato, 20 marzo 1982
Signor Presidente, Cari atleti e amici,
In anticipo sul vostro campionato mondiale di corsa che avrà luogo domani, sono felice di questa occasione per estendervi un caldo e cordiale benvenuto in Vaticano.
Sono contento di sapere che i seicento atleti che parteciperanno a questo evento rappresentano circa cinquanta nazioni; e che assieme a loro sono venuti centinaia di giornalisti, operatori e tecnici radio-televisivi. Spero che questo evento sportivo internazionale sia per tutti voi un’occasione di grande gioia e soddisfazione, un momento per apprezzare più intensamente i doni e l’amicizia degli uni per gli altri.
La competizione atletica fa emergere alcune delle più nobili qualità dell’essere umano. Deve apprendere i segreti del proprio corpo, le sue forze e debolezze, la sua capacità di resistenza e il suo punto di rottura. Deve sviluppare, attraverso lunghe ore di esercizio e di sforzi, la capacità di concentrazione e l’abitudine alla disciplina, imparare a mettere in riserva le proprie energie e a conservare l’energia per il momento finale quando la vittoria dipende da una grande esplosione di velocità o da un ultimo sprizzo di energia.
Queste qualità e questi talenti sono importanti non solo per gli eventi sportivi, ma anche in altri campi della vita. Perché la persona matura è quella che conosce le proprie forze e debolezze, e che attraverso la disciplina e lo sforzo continuo, può mettere questi doni al servizio degli altri per costruire la società.
È presente fra gli atleti una specie di fratellanza universale, un sincero rispetto per ogni persona ed un vivo riconoscimento delle capacità e dei doni dell’altro. Gli atleti si impegnano in serrate competizioni; amano essere sfidati e amano l’eccitamento di una grande competizione. Ma piuttosto che condurre alla rivalità e al dissenso, tali competizioni, quando svolte in un clima di amicizia, conducono ad un ancora maggiore rispetto e stima fraterna. Così, eventi come quello di domani aumentano la nostra consapevolezza del valore della fratellanza e della sua possibilità di essere realizzata. Non ho dubbi che anche voi darete il vostro contributo per la costruzione di questo spirito fraterno.
Con questi pochi pensieri, vi assicuro dei miei migliori auguri e di un ricordo nelle mie preghiere. Che Dio onnipotente benedica voi e i vostri cari di abbondante gioia.

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AD UN GRUPPO DI SPORTIVI. Sabato, 24 aprile 1982

Carissimi.
Nella trasferta a Roma per la vostra attività agonistica avete desiderato di potervi incontrare con il Papa. Sono sinceramente lieto per questa vostra presenza, che porta nel palazzo apostolico come l’eco degli ideali, dei problemi, dell’incidenza sociale del fenomeno dello Sport, che coinvolge l’attenzione e l’interesse di enormi folle del mondo contemporaneo.
In questa lieta circostanza rivolgo il mio fervido saluto al Presidente, Franco Vacondio, all’Assistente spirituale, don Giorgio Gualtieri, ai Dirigenti ed a voi, Giocatori della Squadra calcistica la “Reggiana”, come pure ai vostri Familiari.
Siete veramente i benvenuti nella casa del Papa, che desidera esprimervi, con molta schiettezza, la stima e l’apprezzamento per la vostra attività professionale, a cui auspica di essere sempre animata da una seria e retta concezione etica, dando una pubblica testimonianza di rispetto, di correttezza, di disinteresse, cioè di vere virtù umane e cristiane, dalle quali anche lo sport non può non essere imbevuto.
Nel clima spirituale del periodo liturgico, in cui ci troviamo, desidero indirizzarvi anche un sentito augurio pasquale, nel nome del Cristo Risorto: un augurio a voi, perché la vostra vita quotidiana sia illuminata dalla “fede”, confortata dalla “speranza”, aperta alla “carità”; un augurio alle vostre famiglie, perché in piena adesione al disegno primigenio di Dio, custodiscano, rivelino e comunichino l’amore, quale vivo riflesso e reale partecipazione dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo per la Chiesa sua sposa (cf. Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 17).
Con questi voti invoco su voi tutti e sui vostri familiari l’abbondanza delle grazie del Signore, e imparto di cuore la mia benedizione apostolica.


AI MEMBRI DEL COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE. Giovedì, 27 maggio 1982
Cari amici,
vi sono molto grato per questa serata, sono grato al Comitato Olimpico Internazionale e al Comitato Olimpico Nazionale Italiano; sono grato a tutti voi che mi avete invitato ad essere questo pomeriggio qui, in questo Stadio Olimpico di Roma per la prima volta, e speriamo non per l’ultima. Ringraziandovi per tutti i momenti del vostro ricco programma, voglio ringraziare soprattutto di aver invitato questa sera Cristo stesso ad essere presente tra voi nella sua realtà sacramentale, nella sua realtà eucaristica.
Carissimi, vi auguro che, dopo questa celebrazione dell’Anno della Redenzione, Cristo rimanga con voi, con ciascuno di voi e con tutti voi. Voglio ancora ringraziarvi per questa manifestazione della fratellanza specialmente per quanto riguarda gli atleti handicappati. Che gioia nel vederli nelle competizioni sportive ed anche vedere i loro successi in queste competizioni sportive. A tutti gli atleti, a tutti i campioni, le mie cordialissime congratulazioni. Auguro a tutti i presenti, giovani e adulti, partecipanti ed organizzatori di questo incontro, una buona, buonissima Pasqua dell’Anno Santo della Redenzione.


DI GIOVANNI PAOLO II AI MEMBRI DEL COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE. Giovedì, 27 maggio 1982
SignorPresidente, Signore, Signori,
1. Il più cordiale benvenuto a voi tutti, membri del Comitato Olimpico Internazionale, riuniti a Roma per la vostra LXXXV sessione. Sono molto colpito dall’onorificenza che avete voluto donarmi, ed ho molto apprezzato il proposito che ha appena tenuto davanti a me il vostro Presidente, illustrando la più nobile idea che ci si possa fare dello sport e delle competizioni sportive. Si, la vostra presenza è per me un motivo di profonda gioia perché mi offre la gradita occasione di continuare con il vostro Comitato - che è l’autorità più alta e qualificata in questo campo - il dialogo sullo sport e con gli sportivi che la Chiesa ha voluto serenamente intraprendere, soprattutto nel corso di questo secolo, nel momento in cui questo fenomeno prendeva delle proporzioni vastissime con molteplici ripercussioni sociali.
Mi piace in questa circostanza, ricordare innanzi tutto San Pio X: incoraggiò la nobile iniziativa del barone Pierre de Coubertin che ripristinò in epoca contemporanea, con crescente successo, i “Giochi Olimpici”. Penso ugualmente a Pio XII, che ci ha lasciato un ricco e luminoso insegnamento sull’attività fisica e sportiva nella vita dell’uomo. Giovanni XXIII, a sua volta, nel 1960, durante i Giochi Olimpici di Roma, ricevette in udienza gli atleti di 83 nazioni e il vostro Comitato. Paolo VI, infine, nell’aprile 1965, accolse anche lui il Comitato Olimpico Internazionale, riunito a Roma per la LXIV sessione.
2. La Chiesa guarda allo sport con simpatia. Lo considera prima di tutto come educazione fisica, perché vede il corpo umano come il capolavoro della creazione nell’ordine materiale; su questo corpo, dice la Bibbia con uno stile molto immaginoso, Dio il Creatore soffiò “un’alito di vita”, rendendolo strumento di un’anima immortale, con le sue capacità di intelligenza, di volontà, di dono di sé, che trascendono infinitamente la composizione materiale del corpo: “e l’uomo divenne un essere vivente” (cf. Gen 2, 7). Inoltre, la Redenzione operata dal Cristo ha reso il corpo dell’uomo “membro di Cristo”, e “tempio dello Spirito Santo” (cf. 1 Cor 6, 15), certamente destinato a divenire polvere nel corso del tempo, ma anche a resuscitare in modo definitivo per l’eternità.
Uno sport praticato in modo sano corrisponde dunque a questa visione serena della dignità del corpo, senza cadere in alcuni concetti che arrivano praticamente all’idolatria della bellezza e del vigore fisico.
3. Ma la Chiesa vede anche nello sport un potente fattore di educazione morale e sociale, a livello personale, ma anche a quello nazionale ed internazionale. Come manifestazione dell’agire dell’uomo, deve essere una scuola autentica e un’esperienza continua di lealtà, sincerità, fair-play, sacrificio, coraggio, tenacia, solidarietà, disinteressamento, rispetto! Quando, nelle competizioni sportive, vincono la violenza, l’ingiustizia, la frode, la sete di guadagno, le pressioni economiche e politiche, le discriminazioni, allora lo sport è relegato al rango di uno strumento di forza e denaro.
Mi auguro che il vostro Comitato Olimpico Internazionale difenda sempre, con la chiarezza e le energie necessarie, i grandi ideali dello sport, con le sue caratteristiche di “nobiltà e cavalleria” di cui parlava colui che ripristinò i Giochi Olimpici. Voi li avete molto ben espressi nel vostro discorso d’omaggio. E come diceva il mio predecessore Paolo VI, “la pratica dello sport a livello internazionale . . . si è rivelata un fattore determinante per il progresso della fraternità fra gli uomini, e per la diffusione dell’ideale della pace fra i popoli.. Imparano ad affrontarsi nelle lotte pacifiche dello stadio e della palestra, e non più nelle lotte fratricide dei campi di battaglia. La guerra, questa grande nemica del genere umano, è anche la nemica per eccellenza delle vostre nobili e pacifiche prestazioni” (cf. Insegnamenti di Paolo VI, IV [1966] 207).
Per questo, la Chiesa intende continuare ed approfondire il suo dialogo aperto e sincero con tutto il mondo sportivo, ed in particolare con il vostro Comitato, che ha il dovere di difendere nel mondo gli ideali della competizione sportiva.
Formulando questi desideri, invoco su di voi, sulle vostre famiglie, sulle vostre nazioni e sul vostro lavoro, la Benedizione di Dio ed in particolare il dono della saggezza, della forza e dell’amore.

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI RAGAZZI PARTECIPANTI AI GIOCHI DELLA GIOVENTÙ. Sabato, 9 ottobre 1982
Cari ragazzi e ragazze.
1. A voi, convenuti tanto numerosi a Roma anche in rappresentanza di milioni di vostri coetanei per la manifestazione nazionale dei “Giochi della Gioventù 1982”, si dirigono il mio affettuoso saluto di benvenuto, il mio sincero compiacimento e il mio incoraggiamento.
Questi Giochi sportivi, che sono stati preparati in fasi successive su tutto il territorio nazionale con la partecipazione di tanti ragazzi e giovani, costituiscono una manifestazione di fresca vitalità, di fede in un futuro migliore, ma soprattutto di speranza in una gioventù che fin da ora - ma soprattutto domani - vuole impegnarsi per costruire una convivenza sociale, ove i valori della dignità umana, della fraternità solidale e della pace siano sempre più rispettati, nel superamento di ogni contraria tentazione.
Voi lo sapete bene - e ne avete l’esperienza vissuta -, che lo sport, prima ancora di essere espressione agonistica, esige un fondamento ideale; l’esaltazione, cioè, di basilari virtù umane, come la lealtà, la generosità, l’ottimismo, che si coniugano armoniosamente con lo spirito di sacrificio, col dominio di se stessi, con l’atteggiamento grato ed umile verso il Datore di ogni bene e quindi anche della salute fisica, aprendo così l’anima ai grandi orizzonti della fede. Lo sport praticato con saggezza ed equilibrio assume, allora, un valore etico e formativo, ed è una palestra di virtù valide per la vita, cioè per quella “competizione” che si prolunga per tutto il percorso terreno, fino all’estremo suo limite, diretta a trasformarsi, una volta positivamente superata, in gaudio eterno.
È proprio su questa vostra vita di domani che vi invito a fissare sereni lo sguardo, concedendo ad essa qualche momento di riflessione.
2. Come persone umane e come cristiani, vi attende una grande missione: divenire adulti pienamente maturi, servitori intelligenti della società ed infine araldi e testimoni del Vangelo. Questo ideale, articolato su un triplice piano, si unifica in un solo precetto: amerai Dio sopra ogni cosa ed il prossimo come te stesso. Ciò vuol dire concepire e vivere la vita come servizio, come premurosa disponibilità, come donazione ad una società sempre più bisognosa di incarnazioni palpitanti dell’amore autentico.
Risulta perciò chiaro che accogliere la chiamata di Cristo, Via, Verità e Vita, chiamata all’amore più generoso per gli altri, è un modo sicuro di rispondere alla vocazione di essere adulti pienamente maturi, uomini liberi, cittadini responsabili. La vetta dell’esercizio della libertà e della responsabilità è proprio l’amore.
A tutto ciò lo sport concorre, come ho accennato, come fattore di “autodisciplina”, indirizzata alla costruzione di un carattere forte, ricco, coraggioso, fiducioso.
3. Ognuno di voi è chiamato a prendere in mano la torcia luminosa dell’amore evangelico per illuminare l’intero tragitto della propria corsa terrena, per consegnarla sempre più splendente alle generazioni future. Voi potete e dovete proclamare la verità dell’uomo, che è la verità di Cristo. Voi potete farlo col vostro entusiasmo, e con la fiducia propria dei giovani. Fatelo insieme tra voi, insieme con Cristo e con la sua Chiesa.
Ancora una volta, desidero ripetervi, cari ragazzi, che vedo in voi le speranze della società e della Chiesa, che mi sento solidale con voi, nelle vostre più forti attese e vive aspirazioni. Su di esse invoco abbondanti gli aiuti del cielo, mentre con tutto il cuore vi benedico.


DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II IN OCCASIONE DEL
CONSIGLIO DELLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE DELLO SCI. Lunedì, 6 dicembre 1982.

Signor Presidente, Signori.
Nell’occasione del Consiglio della Federazione internazionale dello Sci, avete voluto farmi una visita. Vi sono riconoscente di questa cortesia. Avete voluto far piacere allo sciatore che io sono stato un tempo sulle pendici dei Carpazi. Ma - non ne dubito - siete anche venuti per rendere omaggio, attraverso la mia persona, alla Chiesa fondata da Cristo e affidata all’apostolo Pietro e ai suoi successori. Qualunque siano le vostre convinzioni religiose, io auguro che questo incontro sia per ciascuno di voi sorgente di pace e di gioia, di luce e di speranza.
So che la vostra Federazione internazionale si sforza di vegliare sullo sviluppo qualitativo di questo sport divenuto popolare da qualche decennio. Tentate, tra l’altro, di far conoscere e rispettare meglio il codice dello sciatore, in modo tale da non mettere in pericolo né la sua vita, né quella di altri. Vi incoraggio allo stesso modo a far il possibile affinché le stazioni sciistiche rimangano luoghi in cui gli splendori della natura non siano in qualche modo deturpati o anche avviliti da forme di corruzione che alcuni sono tentati di introdurvi.
In questo breve incontro, voglio sottolineare - e questo non vi sorprenderà - che ogni sport può e deve essere formatore, cioè contribuire allo sviluppo integrale della persona umana. Voglio precisare che questo tipo di azione volta alla promozione dell’uomo può, nei cristiani, facilitare la crescita delle virtù cardinali di forza, temperanza, prudenza e di giustizia. Gli sciatori, come tutti gli sportivi, migliorano le loro forze fisiche, ivi incluse la elasticità e l’abilità. Queste non sono ancora le virtù cardinali di cui abbiamo parlato. Ma la tecnica acquisita rende possibile una forza d’animo che trascende le capacità muscolari. E anche, ho il piacere di ricordarvi il discorso dell’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto (cf. 1 Cor 9, 24-27). L’atleta si priva di tutto, nel senso che il suo regime alimentare è sottomesso ad un controllo per evitare eccessi che lo priverebbero della forma fisica perfetta. A questo livello, noi siamo molto vicini alla virtù cardinale della temperanza che è un’ascesi ben compresa e perseverante al fine di dare sempre la priorità ai valori spirituali. Quanto alla prudenza dello sportivo, essa è fatta di discernimento, di calcolo, di esperienza insomma, che lo spingono senza posa e prepararsi bene e a ben equipaggiarsi. La virtù cardinale della prudenza, nei cristiani, è ancora più preziosa. Essa sprona a rimanere in grado di discernere ciò che è meglio per Dio e per i loro fratelli uomini. Quanto alla giustizia nelle competizioni sportive, voi sapete bene quanto me che essa esige uguaglianza ed imparzialità. Mi sembra che lo sport possa in modo particolare aiutare i cristiani che lo praticano a presentare queste esigenze alle quali la società moderna è estremamente sensibile.
Ancora una volta grazie per la vostra gradita visita! Vogliate accogliere gli auguri che io formulo per il felice compimento delle vostre responsabilità. Che Dio sia la vostra luce e la vostra forza, io gli domando di benedirvi!


SALUTO DI GIOVANNI PAOLO II AGLI ATLETI DELLA SQUADRA DI CALCIO «VARESE». Sabato, 4 dicembre 1982.
Carissimi!
Sono lieto per questo odierno incontro, che avete tanto desiderato al fine di rendere una ulteriore testimonianza della vostra fede cristiana. In tal modo il vostro viaggio a Roma, oltre che una adempienza professionale, è anche un pellegrinaggio alla Tomba del Principe degli Apostoli, San Pietro, sul quale Cristo ha fondato la sua Chiesa.
Al mio ringraziamento per questo vostro delicato gesto, unisco l’auspicio, sincero e cordiale, che tale fede animi, fecondi ed orienti tutto il vostro comportamento quotidiano, individuale e sociale, e perciò anche le vostre attività agonistiche e sportive.
Oltre che una nobile attività umana, capace di dare entusiasmo a milioni di persone per la sua carica fondamentale di “divertimento” nel senso più pieno e positivo del termine, lo sport può e deve assumere una dimensione cristiana, quando contribuisce alla elevazione interiore degli atleti stessi, dei loro amici e dei loro ammiratori; e questo avviene se esso viene praticato e vissuto non per semplici ed esclusive finalità competitive e lucrative, portate talvolta alla esasperazione ed alla violenza - sempre deprecabili e condannabili in quanto estranee all’autentico sport - ma per quegli ideali di solidarietà, di fratellanza, di amicizia, di universalismo, di giustizia, di correttezza, di lealtà, che debbono stare alla base di ogni forma sportiva.
È in tale prospettiva - che è poi quella della dignità della persona umana - che formo voti per la vostra attività; e mentre invoco dal Signore su di voi, sulle vostre famiglie e su quanti vi sono cari l’effusione di favori e grazie celesti, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica.


SALUTO DI GIOVANNI PAOLO II AI CALCIATORI DEL TORINO. Lunedì, 13 febbraio 1984.
Cari signori.
1. Sono lieto di porgere il mio cordiale benvenuto a voi, dirigenti e giocatori della società Torino Calcio, che nel vostro breve soggiorno avete voluto incontrarvi col successore di Pietro.
Con la simpatia che nutro verso i cultori dello sport, vi auguro di saper sempre ricavare dalle vostre competizioni quelle soddisfazioni che soltanto uno spirito di lealtà, di rispetto della persona, di sacrificio e di dominio di sé può pienamente procurarvi.
Sappiate affrontare con tale animo i momenti impegnativi delle partite per essere, poi, in grado di conseguire quelle vittorie superiori che valgono per l’eternità. A proposito, mentre vi esorto a dare sempre il meglio delle vostre forze e delle vostre capacità nelle varie prove sportive, vi ricordo di non considerare l’attività agonistica come fine a se stessa, ma piuttosto come elemento prezioso che è frutto dell’integrazione delle doti fisiche con quelle spirituali. In una parola, il corpo deve essere subordinato allo spirito che dà luce, respiro ed energia alla vita e che vi fa essere bravi sportivi, bravi cittadini e bravi cristiani.
2. È mia convinzione che la sport possa, se non mitizzato, essere un po’ fattore di educazione morale e sociale, sia a livello personale che comunitario. Come manifestazione dell’agire dell’uomo esso deve essere una scuola e un’esperienza continua di lealtà, di sincerità, di tenacia e di solidarietà. Auspico quindi che, con autentica sensibilità umana e cristiana, difendiate sempre, con la chiarezza necessaria, i grandi ideali dello sport, congiungendo in modo armonioso la vostra vita di credenti con l’attività agonistica, quale valore di promozione umana. Infatti ogni attività, se rettamente intesa, è un’autentica scuola di allenamento alle virtù umane, che costituiscono le fondamenta insostituibili ed ineliminabili per costruirvi sopra, con l’aiuto di Dio, quelle cristiane.
Auspicandovi ogni miglior successo, vi esorto ad essere sempre pieni di energia e professionalmente attenti anche nel lavoro e nella nobile gara della bontà e dell’onestà. Vi sia di aiuto e di stimolo la benedizione apostolica che di cuore imparto a voi qui presenti e che volentieri estendo ai vostri cari.


MESSA PER IL GIUBILEO INTERNAZIONALE DEGLI SPORTIVI, OMELIA DI GIOVANNI PAOLO II. Stadio Olimpico - Giovedì, 12 aprile 1984
Carissimi fratelli e sorelle!
1. Durante quest’Anno Santo straordinario non poteva mancare la testimonianza di fede, manifestata anche da coloro che sono i protagonisti del mondo dello sport, di questo fenomeno umano e sociale, che ha tanta importanza e incidenza nel costume e nella mentalità contemporanea. È pertanto motivo di grande gioia trovarmi con voi, uomini e donne dedicati allo sport, per celebrare il Giubileo della Redenzione operata da Cristo con la sua passione, morte e risurrezione.
San Paolo, che aveva conosciuto il mondo dello sport del suo tempo, nella prima Lettera ai Corinzi, che abbiamo testé ascoltato, a quei cristiani che vivevano nell’ambiente greco, scrive: “Non sapete che nelle corse allo stadio, tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!” (1 Cor 9, 24).
Ecco, l’Apostolo delle genti, il quale per portare il messaggio di Cristo a tutti i popoli ha attinto concetti, immagini, terminologie, modi espressivi, dati filosofici e letterari non solo della tradizione giudaica, ma anche della cultura ellenica, non ha esitato a includere lo sport fra i valori umani, che gli servivano come punti di appoggio e di riferimento per il dialogo con gli uomini del suo tempo. Ha riconosciuto, pertanto, la fondamentale validità dello sport, considerato non soltanto come termine di paragone per illustrare un superiore ideale etico e ascetico, ma anche nella sua intrinseca realtà di coefficiente per la formazione dell’uomo e di una componente della sua cultura e della sua civiltà.
Così san Paolo, continuando l’insegnamento di Gesù, ha fissato l’atteggiamento cristiano, dinanzi a questa come alle altre espressioni delle facoltà naturali dell’uomo, quali la scienza, il lavoro, l’arte, l’amore, l’impegno sociale e politico; atteggiamento che non è di rifiuto o di fuga, ma di rispetto, di stima, semmai di riscatto e di elevazione: in una parola, di redenzione.
2. Ed è proprio questa concezione del cristianesimo come accettazione, assunzione, perfezionamento ed elevazione dei valori umani
- e quindi come inno alla vita - che mi piace consegnare oggi a voi e a tutti coloro che, in qualsiasi modo e in ogni Paese del mondo, praticano e si interessano a questa attività umana, quale è quella dello sport.
Il Giubileo proietta la luce della redenzione anche su questo fenomeno umano e sociale, esaltandone e magnificandone i valori positivi.
Non possiamo nascondere come non manchino purtroppo, anche in questo campo, aspetti negativi o per lo meno discutibili, che oggi vengono giustamente analizzati e denunciati da persone specializzate nell’osservazione del costume e del comportamento, e per i quali voi stessi indubbiamente soffrite.
Ma sappiamo anche quanti sforzi sono fatti perché sempre prevalga una “filosofia dello sport”, il cui principio-chiave non è “lo sport per lo sport” o per altre motivazioni che non siano la dignità, la libertà, lo sviluppo integrale dell’uomo! Voi stessi, nel Manifesto degli sportivi, che avete voluto lanciare in occasione del presente Giubileo, affermate solennemente che “lo sport è al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio dello sport, e pertanto la dignità della persona umana costituisce il fine e il metro di giudizio di ogni attività sportiva . . . Lo sport è confronto leale e generoso, luogo di incontro, vincolo di solidarietà e di amicizia . . . Lo sport può essere autentica cultura quando l’ambiente in cui si pratica e l’esperienza che si compie sono aperti e sensibili ai valori umani e universali per lo sviluppo equilibrato dell’uomo in tutte le sue dimensioni”. E dite ancora che lo sport “per la sua universalità si pone sul piano internazionale come mezzo di fraternità e di pace”, e che volete impegnarvi a far sì che esso “sia per gli uomini e per il mondo un effettivo strumento di riconciliazione e di pace”!
3. Sì, carissimi atleti, possa questo incontro davvero straordinario ravvivare in voi la consapevolezza della necessità di impegnarvi perché lo sport contribuisca a far penetrare nella società l’amore reciproco, la fraternità sincera e l’autentica solidarietà. Lo sport, infatti, può recare un valido e fecondo apporto alla pacifica coesistenza di tutti i popoli, al di là e al di sopra di ogni discriminazione di razza, di lingua e di nazioni.
In conformità al dettato della Carta olimpica che vede nello sport l’occasione di “una migliore comprensione reciproca e di amicizia per costruire un mondo migliore e più pacifico”, fate sì che i vostri incontri siano un segno emblematico per tutta la società e un preludio a quella nuova era, in cui i popoli “non leveranno più la spada l’un contro l’altro” (Is 2, 4). La società guarda a voi con fiducia e vi è grata per la vostra testimonianza in favore degli ideali di pacifica convivenza civile e sociale per l’edificazione di una nuova civiltà fondata sull’amore, sulla solidarietà e sulla pace.
Questi ideali fanno onore agli uomini dello sport che li hanno meditati e proclamati, ma specialmente fanno onore a non pochi campioni - dei quali alcuni oggi sono qui presenti - che nella loro carriera li hanno vissuti e realizzati con esemplare impegno.
4. San Paolo, nel brano che abbiamo ascoltato, sottolinea anche il significato interiore e spirituale dello sport: “Ogni atleta è temperante in tutto” (1 Cor 9, 25). È questo un riconoscimento della buona dose di equilibrio, di autodisciplina, di sobrietà, e quindi, in definitiva, di virtù, implicita nella pratica sportiva.
Per essere un bravo sportivo sono indispensabili onestà con se stessi e con gli altri, lealtà, forza morale, oltre e più che quella fisica, perseveranza, spirito di collaborazione e di socievolezza, magnanimità, generosità, larghezza di mente e di cuore, capacità di convivenza e di condivisione: sono tutte esigenze di ordine morale; ma l’apostolo aggiunge subito: “Essi (cioè gli atleti negli stadi greci e romani) lo fanno per ottenere una corona corruttibile (cioè la gloria e una ricompensa terrena, passeggera, effimera, anche quando suscita il delirio delle folle), noi invece una incorruttibile” (1 Cor 9, 25).
Troviamo in queste parole gli elementi per delineare non solo un’antropologia, ma un’etica dello sport e anche una teologia, che ne metta in risalto tutto il valore.
Lo sport è anzitutto valorizzazione del corpo, sforzo per raggiungere le condizioni somatiche ottimali, con notevoli conseguenze di gratificazione psicologica. Dalla fede cristiana noi sappiamo che, per il Battesimo, la persona umana, nella sua totalità e integralità di anima e corpo, diviene tempio dello Spirito Santo: “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comperati a caro prezzo (cioè col sangue di Cristo redentore). Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (1 Cor 6, 19-20).
Lo sport è agonismo, gara per aggiudicarsi una corona, una coppa, un titolo, un primato. Ma nella fede cristiana sappiamo che vale di più la “corona incorruttibile”, la “vita eterna”, che si riceve da Dio come dono, ma che è anche il termine di una quotidiana conquista nell’esercizio delle virtù. E se c’è un’emulazione veramente importante, sempre secondo san Paolo, è questa: “Aspirate a carismi più grandi” (1 Cor 12, 31), vale a dire ai doni che meglio servono alla crescita del regno di Dio in voi e nel mondo!
Lo sport è gioia di vivere, gioco, festa, e come tale va valorizzato e forse riscattato, oggi, dagli eccessi del tecnicismo e dal professionismo mediante il recupero della sua gratuità, della sua capacità di stringere vincoli di amicizia, di favorire il dialogo e l’apertura degli uni verso gli altri, come espressione della ricchezza dell’essere, ben più valida e apprezzabile dell’avere, e quindi ben al di sopra delle dure leggi della produzione e del consumo e di ogni altra considerazione puramente utilitaristica ed edonistica della vita.
5. Tutto questo, carissimi amici, raggiunge la sua pienezza nel Vangelo dell’amore, che abbiamo sentito proclamare con le parole di Gesù, riferite da san Giovanni, e che si riassume in un comandamento solo: amate!
Gesù insiste: “Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore . . . Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena . . .
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati . . Voi siete miei amici, se farete ciò che io comando . . .
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.
Questo io vi comando: amatevi gli uni gli altri” (Gv 15, 9-17).
In questa occasione così singolare e significativa qual è il nostro odierno incontro, io voglio consegnare a voi tutti, e specialmente ai più giovani, questo messaggio, questo appello, questo comandamento di Cristo: amate! amatevi! Rimanete nell’amore di Cristo e allargate i vostri cuori da fratelli a fratelli! Questo è il segreto della vita, e anche la dimensione più profonda e autentica dello sport!
A voi tutti desidero ancora dire: in questo tempo così meraviglioso e così tormentato, impegnatevi a costruire una cultura dell’amore, una civiltà dell’amore! A questa costruzione voi potete contribuire con lo sport e con tutta la vostra condotta, con tutta la freschezza dei vostri sentimenti e con tutta la serietà della disciplina alla quale anche lo sport può educarvi. Vivete da uomini che restano tra loro amici e fratelli anche quando gareggiate per la “corona” di una terrena vittoria! Stringete le vostre mani, unite i vostri cuori nella solidarietà dell’amore e della collaborazione senza frontiere! Riconoscete in voi stessi, gli uni negli altri, il segno della paternità di Dio e della fratellanza in Cristo!
Io ho fiducia nella sincerità della vostra fede e della vostra volontà; ho fiducia nella vostra giovinezza, ho fiducia nel vostro proposito di impegnarvi, oltre lo sport, per la salvezza dell’uomo contemporaneo, per l’avvento di quei “nuovi cieli” e di quella “terra nuova” (2 Pt 3, 13), a cui tutti siamo protesi con l’ardore della speranza cristiana!
Io sento che la Chiesa, non meno delle vostre patrie, può contare su di voi!
Avete dei modelli a cui ispirarvi. Penso, ad esempio, a Pier Giorgio Frassati che fu un giovane moderno aperto ai valori dello sport - era un valente alpinista e un provetto sciatore - ma seppe dare al tempo stesso una coraggiosa testimonianza di generosità nella fede cristiana e nell’esercizio della carità verso il prossimo, specialmente verso i più poveri e sofferenti. Il Signore lo chiamò a sé a soli ventiquattro anni di età, nell’agosto del 1925; ma egli è tuttora ben vivo in mezzo a noi con il suo sorriso e la sua bontà, per invitare i suoi coetanei all’amore di Cristo e alla vita virtuosa. Dopo la Prima guerra mondiale così egli scriveva: “Con la carità si semina negli uomini la pace, ma non la pace del mondo, bensì la vera pace che solo la fede di Cristo ci può dare, affratellandoci”. Queste sue parole, insieme con la sua spirituale amicizia, vi lascio come programma, affinché in ogni luogo della terra siate anche voi portatori della vera pace di Cristo!
Vi auguro di camminare verso tempi nuovi con quel “cuore nuovo”, che ciascuno di voi avrà potuto realizzare in sé in questo Giubileo della Redenzione, come un dono di grazia e una conquista di amore!
Amen!


DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AGLI SPORTIVI IN DIVERSE ESPRESSIONI LIGUISTICHE. Stadio Olimpico - Giovedì, 12 aprile 1984.
1. “Grazia e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Cf. Rm 1,7) a voi tutti, uomini e donne dello Sport.
Vi ringrazio per essere venuti così numerosi a questa Celebrazione giubilare e vi dico la mia gioia nel sapervi fieri della vostra fede in Cristo, Redentore dell’uomo, e della vostra fedeltà al suo Vangelo di pace e di salvezza universale. Auguro a tutti di saper conseguire lusinghieri successi non solo nelle competizioni sportive, ma anche in quelle della vita personale, familiare e civile.
2. Vamos a celebrar la Eucaristía para el Jubileo de los deportistas, en este Estadio Olímpico de Roma.
Al desearos la paz y gracia del Redentor, deposito sobre el altar las intenciones de los hombres y mujeres de los varios Países de lengua española que se dedican al deporte, para que a través de su vida toda, sepan elevarse hacia Dios.
3. Bienvenue aux sportifs, rassemblés de tous les horizons pour célébrer, eux aussi, le Jubilé, pour partager leur joie de croyants, offrir leurs efforts au Christ Rédempteur et se laisser entraîner par Lui vers une Vie nouvelle!
4. Dear Brothers and Sisters: as we gather together tonight in the name of Christ, this Olympic Stadium comes alive. The world of sport has come to praise and glorify Almighty God. And you are that world of sport and the Lord Jesus is in your midst: you belong to him and he belongs to you!
5. In Namen Christi grüße ich auch herzlich die Sportler aus den Ländern deutscher Sprache. Dieses wundervolle Olympiastadion, Stätte grosser Wettkämpfe, sieht uns heute als betende Gemeinschaft von Christen. Wir bekennen dabei, dass Gottes Heil dem ganzen Menschen angeboten ist, der Seele und dem Leib. Seid also ganze Christen, mit Körper, Herz und Geist!
6. Saúde, paz e bênção, queridos desportistas de língua portuguesa! Nesta Eucaristia, convido-vos a oferecer a vossa boa vontade e a rezar: para que no mundo do desporto haja cada vez mais fidelidade ao homem, que está em vós, com a fidelidade a Cristo Redentor; haja mais espaço para o encontro de pessoas e para os valores éticos, pelos quais vale a pena competir, com amizade fraternal e cristã.
Cari amici,
vi sono molto grato per questa serata, sono grato al Comitato Olimpico Internazionale e al Comitato Olimpico Nazionale Italiano; sono grato a tutti voi che mi avete invitato ad essere questo pomeriggio qui, in questo Stadio Olimpico di Roma per la prima volta, e speriamo non per l’ultima. Ringraziandovi per tutti i momenti del vostro ricco programma, voglio ringraziare soprattutto di aver invitato questa sera Cristo stesso ad essere presente tra voi nella sua realtà sacramentale, nella sua realtà eucaristica.
Carissimi, vi auguro che, dopo questa celebrazione dell’Anno della Redenzione, Cristo rimanga con voi, con ciascuno di voi e con tutti voi. Voglio ancora ringraziarvi per questa manifestazione della fratellanza specialmente per quanto riguarda gli atleti handicappati. Che gioia nel vederli nelle competizioni sportive ed anche vedere i loro successi in queste competizioni sportive. A tutti gli atleti, a tutti i campioni, le mie cordialissime congratulazioni. Auguro a tutti i presenti, giovani e adulti, partecipanti ed organizzatori di questo incontro, una buona, buonissima Pasqua dell’Anno Santo della Redenzione.


DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI RESPONSABILI DEL CENTRO SPORTIVO ITALIANO. Sala Clementina - Venerdì, 18 maggio 1984.
Carissimi fratelli e sorelle!
1. Sono lieto di incontrarmi quest’oggi con voi, responsabili nazionali, regionali e provinciali del Centro sportivo italiano, riuniti a Roma per un convegno, in occasione del IV anniversario della fondazione della vostra associazione. Esprimo il mio cordiale saluto e il mio grato apprezzamento a voi e a quanti promuovono e presiedono questa organizzazione, benemerita per lo spirito cristiano con cui ha saputo e sa guidare le attività sportive di numerose schiere giovanili, formulando l’augurio che codesto centro possa felicemente continuare nella sua attività e sappia compierla con sempre maggiore impegno. A tutti dico: “Grazie e pace a voi in abbondanza” (1 Pt 1, 2).
2. Con la vostra riunione voi intendete ricordare una data che non è senza significato per la storia della vostra associazione, la quale nei suoi quarant’anni di vita ha registrato lusinghieri successi e consolanti affermazioni nel suo specifico intento di promuovere i valori cristiani in campo sportivo. Il vostro centro, infatti, oggi conta ottomila società sportive con oltre cinquecentomila atleti; esso è presente in tutto il territorio nazionale con proprie strutture, svolgendo la sua attività in piena armonia con le indicazioni della Conferenza episcopale italiana e dei singoli pastori delle comunità diocesane.
Mi è cara questa felice occasione per manifestare a voi e a tutti gli aderenti alla vostra associazione la mia soddisfazione per l’esempio che essa ha saputo offrire, in questo quarantennio, di una giovinezza forte, volitiva e ardimentosa, dando prova di padronanza di sé e di lealtà, di coraggio e di rispetto delle regole: sono tutti valori questi che la Chiesa ha sempre inculcato negli animi, non cessando di promuoverli soprattutto nei giovani.
Come ho detto in occasione del Giubileo degli sportivi nello stadio Olimpico: “Per essere un bravo sportivo sono indispensabili onestà con se stessi e con gli altri, lealtà, forza morale, oltre e più che quella fisica, perseveranza, spirito di collaborazione e di socievolezza, magnanimità, generosità, larghezza di mente, capacità di convivenza e di condivisione” (Ioannis Pauli PP. II, Allocutio ad iuvenes in Olympico Stadio congregatos Romae habita, 4, die 12 apr. 1984: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VII/1 [1984] 1008).
3. Ma tutte queste qualità umane e civili non possono restare fine a se stesse, ma devono formare come una pedana per salire su un piano superiore, cioè quello dello spirito; per superare ogni atteggiamento frivolo, che conduce verso un’esistenza grigia e priva di ideali; per non lasciarsi impigliare in quei piaceri che avviliscono e degradano. L’esercizio fisico dello sport vi richiami alla mente le belle parole di san Paolo ai cristiani di Corinto: “Glorificate e portate Dio nei vostri corpi” (1 Cor 6, 20). Quello che fate nei vostri allenamenti per mettere il vostro corpo sempre più in grado di rendere il massimo nelle competizioni sportive, la Chiesa lo richiede su un piano più elevato per la vostra crescita spirituale. Infatti tutta la vita cristiana è come una corsa, come una gara, ma non per la conquista di una corona corruttibile, come dice ancora san Paolo, bensì per la conquista di una corona immarcescibile (cf. 1 Cor 9, 24-25). Sappiate cogliere nell’esercizio dello sport gli stimoli che esso vi offre per la vostra maturazione di uomini e di cristiani, in maniera da arricchire la vostra vita di quelle virtù naturali e soprannaturali che la rendono degna di essere vissuta, perché vista come una risposta consapevole e generosa al disegno che Dio ha su ciascuno di voi.
4. Con questi voti nel cuore ben volentieri imparto a voi, ai vostri dirigenti, a tutte le società del Centro sportivo italiano e ai singoli atleti che voi qui rappresentate una speciale benedizione, in segno di incoraggiamento e di augurio.


DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI DIRIGENTI DEL CONI. Giovedì, 17 gennaio 1985.
Egregi signori.
1. Sono lieto di salutare in voi, con sincera cordialità, i dirigenti e operatori centrali dello sport italiano, quotidianamente impegnati nel non lieve compito di diffondere l’idea e la pratica sportiva nell’area del territorio nazionale italiano.
Ho ancora davanti alla mia mente lo spettacolo del 12 aprile scorso allo stadio Olimpico, colmo di giovani colà convenuti da ogni parte del mondo per celebrare il Giubileo della redenzione. Fu una delle manifestazioni più caratteristiche dell’anno santo, carica di entusiasmo, di speranza e di fede.
In quella occasione ebbi modo di lanciare un messaggio a tutti gli sportivi per invitarli a lavorare all’edificazione di una nuova civiltà fondata sull’amore, la solidarietà e la pace. Nella medesima circostanza voi della dirigenza del CONI avete sottoscritto il Manifesto dello sport, impegnandovi a far propri i principi e i valori in esso contenuti, affinché l’attività sportiva sia per gli uomini e per il mondo un reale strumento di riconciliazione e di pace.
La vostra presenza oggi qui si riallaccia a quell’avvenimento. Voi avete chiesto questa visita perché, nel desiderio di allargare dappertutto il vostro specifico contributo di idee e di iniziative, avete raccolto e intendete rilanciare quell’appello nell’Anno internazionale dei Giovani.
Ebbene, mentre vi esprimo il mio vivo incoraggiamento a portare avanti i vostri propositi, voglio ribadire ancora una volta tutto il mio apprezzamento per i valori positivi dello sport, inteso nei suoi più autentici contenuti, senza le degenerazioni pur così facili di considerarlo fine a se stesso o di strumentalizzarlo a scopi di parte.
2. L’attività agonistica di per sé, per lo sforzo che richiede nel raggiungere condizioni fisiche ideali, è, innanzitutto, valorizzazione del corpo, benessere e tutela della salute. Per l’impegno implicito di sacrificio, tenacia, disciplina, dominio di sé, in vista di una concreta prospettiva di vittoria, è allenamento di volontà, scuola continua di formazione umana e di maturità personale.
In più lo sport, che generalmente si svolge sotto forma di competizione a squadre, è anche addestramento allo spirito di collaborazione, di solidarietà, lealtà, sincerità, fratellanza, è palestra di virtù umane che sono alla base del vivere civile, in una parola scuola di educazione sociale.
Già fin dal tempo delle prime gare olimpiche dell’antica Grecia, lo sport contribuiva ad alimentare l’amore di patria, a mantenere vivi i legami dei cittadini lontani con la propria terra. E oggi, divenuto fenomeno diffuso a respiro internazionale, esso, per le frequenti occasioni d’incontri tra popoli di stirpe diversa, è un coefficiente di amicizia senza frontiere, di convivenza al di là delle lingue, di armonia in nome di valori comuni, un elemento sicuro di pacificazione universale.
Proprio in previsione dell’Anno internazionale dei giovani, nella celebrazione della XVIII Giornata mondiale della pace, ho inteso sottolineare il binomio pace e giovani: “La pace e i giovani camminano insieme”. I giovani vogliono essere, a ragione, protagonisti del futuro e costruire una nuova civiltà imperniata sulla solidarietà fraterna. Ebbene, essi hanno già in mano uno degli strumenti validi e convincenti. Lo sport, che in gran parte è fatto da giovani, costituisce un fattore non trascurabile di pace nell’edificazione della nuova società.
3. Mi preme, però, aggiungere subito che l’impresa diventerà più agevole ed efficace se crescerà adeguatamente il numero dei protagonisti giovanili in grado di vivere valori ancora più alti e di saper immettere nella loro attività sportiva un impegno sinceramente spirituale.
Allora, con la maturazione degli uomini, si ottiene anche la maturità dei credenti. E la vita, arricchita di valori soprannaturali, diventa una risposta al disegno di Dio e degna di essere vissuta nella sua pienezza.
Allora, oltre che fattore di educazione umana e sociale, la competizione agonistica diventerà esercizio di virtù cristiane, scuola di educazione religiosa, ossia dell’uomo nella sua totalità. Alla prospettiva di pervenire a primati sempre nuovi e più ambiziosi, che sottopone le capacità fisiche allo sforzo di raggiungere condizioni ottimali, si allea la gioia interiore, come si esprime San Paolo, di glorificare Dio nel corpo (1 Cor 6, 20).
Così alla società moderna si offre il dono di una giovinezza, che è insieme speranza e fondamento di una civiltà migliore.
Con questi auspici e con i migliori voti di buon anno rinnovo il mio cordiale saluto accompagnato dalla mia benedizione.



CARTA DE JUAN PABLO II A LOS SACERDOTES CON OCASIÓN DEL JUEVES SANTO 1985. Vaticano, día 31 de marzo, Domingo de Ramos de «Passione Domini» del año 1985, séptimo de mi Pontificado.
4. Jesucristo es también en este campo el modelo perfecto. Su coloquio con el joven, que encontramos en el texto de los tres sinópticos (6), constituye una fuente inagotable de reflexión. sobre este tema. A tal fuente me refiero sobre todo en la "Carta a los Jóvenes" de este año. A ella hay que recurrir también para servirnos de la misma, especialmente cuando pensamos en nuestro empeño sacerdotal y pastoral con los jóvenes. En ello, Jesucristo debe ser para nosotros la primera y fundamental fuente de inspiración.
El texto del Evangelio indica que el Joven tuvo fácil acceso a Jesús. Para él, el Maestro de Nazaret era alguien a quien podía dirigirse con confianza; alguien a quien podía confiar sus Interrogantes esenciales; alguien de quien podía esperar una respuesta verdadera. Todo esto es también para nosotros una indicación de fundamental importancia. Cada uno de nosotros ha de distinguirse por una accesibilidad parecida a la de Cristo; es necesario que los jóvenes no encuentren dificultad en acercarse al sacerdote y que noten en él la misma apertura, benevolencia y disponibilidad frente a los problemas que le agobian. Es más, cuando son de temperamento un poco reservado o se cierran en si mismos, el comportamiento del sacerdote les ha de facilitar la superación de las resistencias que de aquel hecho se derivan. Por lo demás, son diversos los caminos para instaurar y crear aquel contacto que, en su conjunto, puede definirse como "diálogo de salvación".
Sobre ese tema los sacerdotes comprometidos en la pastoral juvenil podrían decir mucho; deseo, pues, referirme simplemente a su propia experiencia. Una importancia especial tiene, naturalmente, la experiencia de los Santos; y sabemos que no faltan entre las generaciones de sacerdotes o los santos pastores de la juventud".
La accesibilidad del sacerdote respecto a los jóvenes significa no solamente facilidad de contacto con ellos, ya sea en el templo o también fuera de él, en aquellos lugares a donde los Jóvenes se sienten atraídos de acuerdo con las sanas características propias de su edad (pienso, por ejemplo, en el turismo; en el deporte y, en general, en la esfera de los intereses culturales). La accesibilidad de que nos da ejemplo el mismo Cristo consiste en algo más. El sacerdote no sólo por su preparación ministerio, sino también por la competencia adquirida en las ciencias de la educación, debe despertar confianza como confidente en los problemas de carácter fundamental, en las cuestiones que se refieren a su vida Espiritual, en las dudas de conciencia. El joven que se acerca a Jesús de Nazaret pregunta directamente: «Maestro bueno, ¿qué he de hacer para alcanzar la vida eterna?» (7). La misma pregunta puede ser planteada de modo distinto y no siempre tan explícito; con frecuencia se hace de modo indirecto y aparentemente indiferente. Sin embargo, la pregunta contenida en el Evangelio abarca, en cierto sentido, un amplio espacio en cuyo ámbito se desarrolla nuestro diálogo pastoral con la juventud.
Muchísimos son los problemas comprendidos en este espacio; en él vienen comprendidos numerosos interrogantes posibles y numerosas posibles respuestas, ya que la vida humana, especialmente durante la juventud, es multiforme en su riqueza de interrogantes, y el Evangelio por su parte es rico en posibilidades de respuesta.


DISCURSO DEL PAPA JUAN PABLO II A LOS MIEMBROS DEL EQUIPO CICLISTA ESPAÑOL «ZOR», Lunes 10 de junio de 1985.
Es para mí motivo de viva satisfacción recibir en esta mañana a los miembros del equipo ciclista español “ZOR” junto con sus técnicos y demás personas que les acompañan y asisten.
A todos y a cada uno de vosotros, así como a los compañeros españoles del deporte que representáis, quiero reservar un cordial saludo.
La práctica del deporte en su sentido más noble y auténtico trae siempre a la memoria el ideal de virtudes humanas y cristianas que, no solamente contribuyen a la formación física y psíquica, sino que también inician y estimulan a la fuerza y a la grandeza moral y espiritual. El deporte, vosotros lo sabéis bien, es escuela de lealtad, de coraje, de tolerancia, de ánimo, de solidaridad y espíritu de equipo. Todas estas virtudes naturales son, con frecuencia, como el soporte en que se asientan otras virtudes sobrenaturales.
En vuestra vida como profesionales del ciclismo y en vuestros quehaceres familiares y sociales, no olvidéis de poner en práctica ese cúmulo de pequeñas o grandes acciones de autodominio, simplicidad, honestidad y respeto del otro, que se aprenden en la actividad deportiva. Evitad todo lo que sea deslealtad, ventajismo y juego sucio, pues ello degrada vuestra profesión v hace desmerecer a los ojos de Dios.
Con San Pablo os digo: “Corred así para ganar” (1 Cor. 9, 24); pero, también con el Apóstol, os recuerdo que como creyentes habéis de ser deportistas que corren para ganar la corona que no se marchita (Cfr. ibid. 9, 25).
Y, ya para terminar, quiero agradeceros vuestra presencia y los obsequios que simbolizan vuestra actividad ciclista y que habéis querido presentar como acto de homenaje y cercanía al Sucesor de Pedro.
Mientras ruego al Señor que derrame sobre todos vosotros los aquí presentes, sobre vuestras familias y vuestros compañeros de profesión abundantes dones que os sostengan en vuestra vida deportiva y cristiana, me complazco en impartir con afecto la Bendición Apostólica.

-------------------------------------------
Enviar sus artículos, opiniones, comentarios y reflexiones sobre el tema del Deporte y Vida Cristiana a Tomas Bolañotrosime@une.net.co






Compartir en Google+




Reportar anuncio inapropiado |