.jpg) MENSAJE DE SU SANTIDAD JUAN PABLO II
PARA LA CELEBRACIÓN DE LA JORNADA MUNDIAL DE LA PAZ.
I de enero de 1982 La acción indirecta 8.
Si la promoción de la paz depende, en un cierto
sentido, de la información y de la investigación se funda
sobre todo en la acción que los hombres emprenden en
favor de la misma. Algunas formas de acción, consideradas aquí,
tienen solamente una relación indirecta con la paz. Sin embargo
sería una equivocación considerarlas como despreciables y, como sugeriremos brevemente
por medio de algunos ejemplos, casi todos los sectores de
la actividad humana ofrecen ocasiones insospechadas para promover la paz. Tal
es el caso de los intercambios culturales, en el pleno
sentido de la palabra. Así, todo lo que permite a
los hombres el conocerse mejor por medio de la actividad
artística rompe barreras. Donde fracasa la palabra y donde la
diplomacia es un auxilio aleatorio, la música, la pintura, el
teatro, el deporte pueden acercar a los hombres. Lo mismo
puede decirse de la investigación científica: por lo demás la
ciencia, igual que el arte, suscita y congrega una sociedad
universal donde se encuentran, sin división, todos los hombres atraídos
por la verdad y la belleza. La ciencia y el
arte anticipan así, a su propio nivel, la formación de
una sociedad universal pacificada. También la vida económica está llamada a
acercar a los hombres, haciéndoles tomar conciencia de su interdependencia
y complementaridad. Sin duda las relaciones económicas crean a menudo
un campo de enfrentamiento despiadado, de competencia sin misericordia y
de explotación desvergonzada. Pero estas mismas relaciones, ¿no podrían transformarse
en relaciones de servicio, de solidaridad, y eliminar con ello
una de las causas más frecuentes de discordia? DISCORSO
DI GIOVANNI PAOLO II AI DIRIGENTI E AGLI ATLETI DELLA
SAMBENEDETTESE. 6 febbraio 1982
1. Sono lieto di questo
incontro con voi, cari giovani Atleti della Società Calcistica “Sambenedettese”
che, accompagnati dai vostri Dirigenti e familiari, siete venuti a
trovare il Papa, alla vigilia di un incontro di campionato
nella Città Eterna, anche per ricordare festosamente il 60° anniversario
di fondazione del vostro sodalizio sportivo. Vi ringrazio per questa
cordiale visita che mi consente di manifestare ancora una volta
la mia stima per i veri cultori dello sport, in
tutte le sue forme. Vi auguro di trarre dalle competizioni
quelle autentiche soddisfazioni che la vostra preparazione, il vostro spirito
agonistico, le belle tradizioni della vostra Squadra meritano. Auspico soprattutto
che possiate compiere le vostre gare in quella prospettiva diremmo
“ascetica” dello sport, che è mezzo di formazione umana, educando
all’ordine, alla lealtà, al rispetto della persona e delle leggi,
oltre che ad essere scuola di vigore e di eleganza.
Su tali valori si costruisce una disponibilità interiore all’accoglimento di
ispirazioni ed atteggiamenti schiettamente cristiani, quale il giusto ed adorante
riconoscimento dovuto al Creatore di ogni bene e Padre nostro
celeste, ed insieme la disponibilità di amore verso i fratelli.
Per tutti questi motivi, la Chiesa incoraggia e benedice lo
sport. Camminate in questa luce, progredite in essa ogni giorno
di più, verso la piena maturità di uomini e di
cristiani. 2. Ora, desidero salutare alcuni giovani, qui presenti, che
hanno riportato ustioni a seguito del rogo sviluppatosi nello Stadio
“Ballarin”, nel giugno scorso. Carissimi, a voi ed a quanti
come voi sono rimasti feriti in quella circostanza, dirigo il
mio affettuoso pensiero ed augurio per una completa guarigione, chiedendo
al tempo stesso al Signore di valorizzare pienamente la vostra
passata sofferenza, e di concedere che le manifestazioni sportive si
svolgano sempre nella serenità, nell’ordine e nella comune letizia. La
mia parola di benvenuto raggiunga, infine, le Delegazioni delle parrocchie
di Porto d’Ascoli e dell’emittente televisiva “Telecolor” di san Benedetto.
So che avete realizzato la costruzione di un villaggio a
sant’Angelo dei Lombardi, per quelle popolazioni colpite dal terremoto. Bravissimi!
La fede cristiana deve manifestarsi mediante le opere della carità
a favore dei fratelli più bisognosi, come afferma san Paolo:
“La fede opera mediante la carità” (Gal 5,6). Auguro per
voi incrementi di vita cristiana, sempre più solidi e letificanti.
A voi tutti qui presenti, alle vostre famiglie ed a
tutti i fedeli della diocesi di Montalto e Ripatransone imparto
di cuore la mia benedizione apostolica
DISCORSO DI GIOVANNI
PAOLO II AD UN GRUPPO INTERNAZIONALE DI SPORTIVI. Sabato, 20
marzo 1982 Signor Presidente, Cari atleti e amici, In
anticipo sul vostro campionato mondiale di corsa che avrà luogo
domani, sono felice di questa occasione per estendervi un caldo
e cordiale benvenuto in Vaticano. Sono contento di sapere che
i seicento atleti che parteciperanno a questo evento rappresentano circa
cinquanta nazioni; e che assieme a loro sono venuti centinaia
di giornalisti, operatori e tecnici radio-televisivi. Spero che questo evento
sportivo internazionale sia per tutti voi un’occasione di grande gioia
e soddisfazione, un momento per apprezzare più intensamente i doni
e l’amicizia degli uni per gli altri. La competizione atletica
fa emergere alcune delle più nobili qualità dell’essere umano. Deve
apprendere i segreti del proprio corpo, le sue forze e
debolezze, la sua capacità di resistenza e il suo punto
di rottura. Deve sviluppare, attraverso lunghe ore di esercizio e
di sforzi, la capacità di concentrazione e l’abitudine alla disciplina,
imparare a mettere in riserva le proprie energie e a
conservare l’energia per il momento finale quando la vittoria dipende
da una grande esplosione di velocità o da un ultimo
sprizzo di energia. Queste qualità e questi talenti sono importanti
non solo per gli eventi sportivi, ma anche in altri
campi della vita. Perché la persona matura è quella che
conosce le proprie forze e debolezze, e che attraverso la
disciplina e lo sforzo continuo, può mettere questi doni al
servizio degli altri per costruire la società. È presente fra
gli atleti una specie di fratellanza universale, un sincero rispetto
per ogni persona ed un vivo riconoscimento delle capacità e
dei doni dell’altro. Gli atleti si impegnano in serrate competizioni;
amano essere sfidati e amano l’eccitamento di una grande competizione.
Ma piuttosto che condurre alla rivalità e al dissenso, tali
competizioni, quando svolte in un clima di amicizia, conducono ad
un ancora maggiore rispetto e stima fraterna. Così, eventi come
quello di domani aumentano la nostra consapevolezza del valore della
fratellanza e della sua possibilità di essere realizzata. Non ho
dubbi che anche voi darete il vostro contributo per la
costruzione di questo spirito fraterno. Con questi pochi pensieri, vi
assicuro dei miei migliori auguri e di un ricordo nelle
mie preghiere. Che Dio onnipotente benedica voi e i vostri
cari di abbondante gioia. DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO
II AD UN GRUPPO DI SPORTIVI. Sabato, 24 aprile 1982
Carissimi. Nella trasferta a Roma per la vostra attività
agonistica avete desiderato di potervi incontrare con il Papa. Sono
sinceramente lieto per questa vostra presenza, che porta nel palazzo
apostolico come l’eco degli ideali, dei problemi, dell’incidenza sociale del
fenomeno dello Sport, che coinvolge l’attenzione e l’interesse di enormi
folle del mondo contemporaneo. In questa lieta circostanza rivolgo il
mio fervido saluto al Presidente, Franco Vacondio, all’Assistente spirituale, don
Giorgio Gualtieri, ai Dirigenti ed a voi, Giocatori della Squadra
calcistica la “Reggiana”, come pure ai vostri Familiari. Siete veramente
i benvenuti nella casa del Papa, che desidera esprimervi, con
molta schiettezza, la stima e l’apprezzamento per la vostra attività
professionale, a cui auspica di essere sempre animata da una
seria e retta concezione etica, dando una pubblica testimonianza di
rispetto, di correttezza, di disinteresse, cioè di vere virtù umane
e cristiane, dalle quali anche lo sport non può non
essere imbevuto. Nel clima spirituale del periodo liturgico, in cui
ci troviamo, desidero indirizzarvi anche un sentito augurio pasquale, nel
nome del Cristo Risorto: un augurio a voi, perché la
vostra vita quotidiana sia illuminata dalla “fede”, confortata dalla “speranza”,
aperta alla “carità”; un augurio alle vostre famiglie, perché in
piena adesione al disegno primigenio di Dio, custodiscano, rivelino e
comunichino l’amore, quale vivo riflesso e reale partecipazione dell’amore di
Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo per la Chiesa
sua sposa (cf. Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, 17). Con
questi voti invoco su voi tutti e sui vostri familiari
l’abbondanza delle grazie del Signore, e imparto di cuore la
mia benedizione apostolica.
AI MEMBRI DEL COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE.
Giovedì, 27 maggio 1982 Cari amici, vi sono
molto grato per questa serata, sono grato al Comitato Olimpico
Internazionale e al Comitato Olimpico Nazionale Italiano; sono grato a
tutti voi che mi avete invitato ad essere questo pomeriggio
qui, in questo Stadio Olimpico di Roma per la prima
volta, e speriamo non per l’ultima. Ringraziandovi per tutti i
momenti del vostro ricco programma, voglio ringraziare soprattutto di aver
invitato questa sera Cristo stesso ad essere presente tra voi
nella sua realtà sacramentale, nella sua realtà eucaristica. Carissimi, vi
auguro che, dopo questa celebrazione dell’Anno della Redenzione, Cristo rimanga
con voi, con ciascuno di voi e con tutti voi.
Voglio ancora ringraziarvi per questa manifestazione della fratellanza specialmente per
quanto riguarda gli atleti handicappati. Che gioia nel vederli nelle
competizioni sportive ed anche vedere i loro successi in queste
competizioni sportive. A tutti gli atleti, a tutti i campioni,
le mie cordialissime congratulazioni. Auguro a tutti i presenti, giovani
e adulti, partecipanti ed organizzatori di questo incontro, una buona,
buonissima Pasqua dell’Anno Santo della Redenzione.
DI GIOVANNI PAOLO
II AI MEMBRI DEL COMITATO OLIMPICO INTERNAZIONALE. Giovedì, 27 maggio
1982 SignorPresidente, Signore, Signori, 1. Il più cordiale benvenuto
a voi tutti, membri del Comitato Olimpico Internazionale, riuniti a
Roma per la vostra LXXXV sessione. Sono molto colpito dall’onorificenza
che avete voluto donarmi, ed ho molto apprezzato il proposito
che ha appena tenuto davanti a me il vostro Presidente,
illustrando la più nobile idea che ci si possa fare
dello sport e delle competizioni sportive. Si, la vostra presenza
è per me un motivo di profonda gioia perché mi
offre la gradita occasione di continuare con il vostro Comitato
- che è l’autorità più alta e qualificata in questo
campo - il dialogo sullo sport e con gli sportivi
che la Chiesa ha voluto serenamente intraprendere, soprattutto nel corso
di questo secolo, nel momento in cui questo fenomeno prendeva
delle proporzioni vastissime con molteplici ripercussioni sociali. Mi piace in
questa circostanza, ricordare innanzi tutto San Pio X: incoraggiò la
nobile iniziativa del barone Pierre de Coubertin che ripristinò in
epoca contemporanea, con crescente successo, i “Giochi Olimpici”. Penso ugualmente
a Pio XII, che ci ha lasciato un ricco e
luminoso insegnamento sull’attività fisica e sportiva nella vita dell’uomo. Giovanni
XXIII, a sua volta, nel 1960, durante i Giochi Olimpici
di Roma, ricevette in udienza gli atleti di 83 nazioni
e il vostro Comitato. Paolo VI, infine, nell’aprile 1965, accolse
anche lui il Comitato Olimpico Internazionale, riunito a Roma per
la LXIV sessione. 2. La Chiesa guarda allo sport con
simpatia. Lo considera prima di tutto come educazione fisica, perché
vede il corpo umano come il capolavoro della creazione nell’ordine
materiale; su questo corpo, dice la Bibbia con uno stile
molto immaginoso, Dio il Creatore soffiò “un’alito di vita”, rendendolo
strumento di un’anima immortale, con le sue capacità di intelligenza,
di volontà, di dono di sé, che trascendono infinitamente la
composizione materiale del corpo: “e l’uomo divenne un essere vivente”
(cf. Gen 2, 7). Inoltre, la Redenzione operata dal Cristo
ha reso il corpo dell’uomo “membro di Cristo”, e “tempio
dello Spirito Santo” (cf. 1 Cor 6, 15), certamente destinato
a divenire polvere nel corso del tempo, ma anche a
resuscitare in modo definitivo per l’eternità. Uno sport praticato in
modo sano corrisponde dunque a questa visione serena della dignità
del corpo, senza cadere in alcuni concetti che arrivano praticamente
all’idolatria della bellezza e del vigore fisico. 3. Ma la
Chiesa vede anche nello sport un potente fattore di educazione
morale e sociale, a livello personale, ma anche a quello
nazionale ed internazionale. Come manifestazione dell’agire dell’uomo, deve essere una
scuola autentica e un’esperienza continua di lealtà, sincerità, fair-play, sacrificio,
coraggio, tenacia, solidarietà, disinteressamento, rispetto! Quando, nelle competizioni sportive, vincono
la violenza, l’ingiustizia, la frode, la sete di guadagno, le
pressioni economiche e politiche, le discriminazioni, allora lo sport è
relegato al rango di uno strumento di forza e denaro. Mi
auguro che il vostro Comitato Olimpico Internazionale difenda sempre, con
la chiarezza e le energie necessarie, i grandi ideali dello
sport, con le sue caratteristiche di “nobiltà e cavalleria” di
cui parlava colui che ripristinò i Giochi Olimpici. Voi li
avete molto ben espressi nel vostro discorso d’omaggio. E come
diceva il mio predecessore Paolo VI, “la pratica dello sport
a livello internazionale . . . si è rivelata un
fattore determinante per il progresso della fraternità fra gli uomini,
e per la diffusione dell’ideale della pace fra i popoli..
Imparano ad affrontarsi nelle lotte pacifiche dello stadio e della
palestra, e non più nelle lotte fratricide dei campi di
battaglia. La guerra, questa grande nemica del genere umano, è
anche la nemica per eccellenza delle vostre nobili e pacifiche
prestazioni” (cf. Insegnamenti di Paolo VI, IV [1966] 207). Per
questo, la Chiesa intende continuare ed approfondire il suo dialogo
aperto e sincero con tutto il mondo sportivo, ed in
particolare con il vostro Comitato, che ha il dovere di
difendere nel mondo gli ideali della competizione sportiva. Formulando questi
desideri, invoco su di voi, sulle vostre famiglie, sulle vostre
nazioni e sul vostro lavoro, la Benedizione di Dio ed
in particolare il dono della saggezza, della forza e dell’amore. DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI RAGAZZI PARTECIPANTI
AI GIOCHI DELLA GIOVENTÙ. Sabato, 9 ottobre 1982 Cari
ragazzi e ragazze. 1. A voi, convenuti tanto numerosi a
Roma anche in rappresentanza di milioni di vostri coetanei per
la manifestazione nazionale dei “Giochi della Gioventù 1982”, si dirigono
il mio affettuoso saluto di benvenuto, il mio sincero compiacimento
e il mio incoraggiamento. Questi Giochi sportivi, che sono stati
preparati in fasi successive su tutto il territorio nazionale con
la partecipazione di tanti ragazzi e giovani, costituiscono una manifestazione
di fresca vitalità, di fede in un futuro migliore, ma
soprattutto di speranza in una gioventù che fin da ora
- ma soprattutto domani - vuole impegnarsi per costruire una
convivenza sociale, ove i valori della dignità umana, della fraternità
solidale e della pace siano sempre più rispettati, nel superamento
di ogni contraria tentazione. Voi lo sapete bene - e
ne avete l’esperienza vissuta -, che lo sport, prima ancora
di essere espressione agonistica, esige un fondamento ideale; l’esaltazione, cioè,
di basilari virtù umane, come la lealtà, la generosità, l’ottimismo,
che si coniugano armoniosamente con lo spirito di sacrificio, col
dominio di se stessi, con l’atteggiamento grato ed umile verso
il Datore di ogni bene e quindi anche della salute
fisica, aprendo così l’anima ai grandi orizzonti della fede. Lo
sport praticato con saggezza ed equilibrio assume, allora, un valore
etico e formativo, ed è una palestra di virtù valide
per la vita, cioè per quella “competizione” che si prolunga
per tutto il percorso terreno, fino all’estremo suo limite, diretta
a trasformarsi, una volta positivamente superata, in gaudio eterno. È
proprio su questa vostra vita di domani che vi invito
a fissare sereni lo sguardo, concedendo ad essa qualche momento
di riflessione. 2. Come persone umane e come cristiani, vi
attende una grande missione: divenire adulti pienamente maturi, servitori intelligenti
della società ed infine araldi e testimoni del Vangelo. Questo
ideale, articolato su un triplice piano, si unifica in un
solo precetto: amerai Dio sopra ogni cosa ed il prossimo
come te stesso. Ciò vuol dire concepire e vivere la
vita come servizio, come premurosa disponibilità, come donazione ad una
società sempre più bisognosa di incarnazioni palpitanti dell’amore autentico. Risulta
perciò chiaro che accogliere la chiamata di Cristo, Via, Verità
e Vita, chiamata all’amore più generoso per gli altri, è
un modo sicuro di rispondere alla vocazione di essere adulti
pienamente maturi, uomini liberi, cittadini responsabili. La vetta dell’esercizio della
libertà e della responsabilità è proprio l’amore. A tutto ciò
lo sport concorre, come ho accennato, come fattore di “autodisciplina”,
indirizzata alla costruzione di un carattere forte, ricco, coraggioso, fiducioso. 3.
Ognuno di voi è chiamato a prendere in mano la
torcia luminosa dell’amore evangelico per illuminare l’intero tragitto della propria
corsa terrena, per consegnarla sempre più splendente alle generazioni future.
Voi potete e dovete proclamare la verità dell’uomo, che è
la verità di Cristo. Voi potete farlo col vostro entusiasmo,
e con la fiducia propria dei giovani. Fatelo insieme tra
voi, insieme con Cristo e con la sua Chiesa. Ancora
una volta, desidero ripetervi, cari ragazzi, che vedo in voi
le speranze della società e della Chiesa, che mi sento
solidale con voi, nelle vostre più forti attese e vive
aspirazioni. Su di esse invoco abbondanti gli aiuti del cielo,
mentre con tutto il cuore vi benedico.
DISCORSO DI
GIOVANNI PAOLO II IN OCCASIONE DEL CONSIGLIO DELLA FEDERAZIONE INTERNAZIONALE
DELLO SCI. Lunedì, 6 dicembre 1982. Signor Presidente, Signori.
Nell’occasione del Consiglio della Federazione internazionale dello Sci, avete voluto
farmi una visita. Vi sono riconoscente di questa cortesia. Avete
voluto far piacere allo sciatore che io sono stato un
tempo sulle pendici dei Carpazi. Ma - non ne dubito
- siete anche venuti per rendere omaggio, attraverso la mia
persona, alla Chiesa fondata da Cristo e affidata all’apostolo Pietro
e ai suoi successori. Qualunque siano le vostre convinzioni religiose,
io auguro che questo incontro sia per ciascuno di voi
sorgente di pace e di gioia, di luce e di
speranza. So che la vostra Federazione internazionale si sforza di
vegliare sullo sviluppo qualitativo di questo sport divenuto popolare da
qualche decennio. Tentate, tra l’altro, di far conoscere e rispettare
meglio il codice dello sciatore, in modo tale da non
mettere in pericolo né la sua vita, né quella di
altri. Vi incoraggio allo stesso modo a far il possibile
affinché le stazioni sciistiche rimangano luoghi in cui gli splendori
della natura non siano in qualche modo deturpati o anche
avviliti da forme di corruzione che alcuni sono tentati di
introdurvi. In questo breve incontro, voglio sottolineare - e questo
non vi sorprenderà - che ogni sport può e deve
essere formatore, cioè contribuire allo sviluppo integrale della persona umana.
Voglio precisare che questo tipo di azione volta alla promozione
dell’uomo può, nei cristiani, facilitare la crescita delle virtù cardinali
di forza, temperanza, prudenza e di giustizia. Gli sciatori, come
tutti gli sportivi, migliorano le loro forze fisiche, ivi incluse
la elasticità e l’abilità. Queste non sono ancora le virtù
cardinali di cui abbiamo parlato. Ma la tecnica acquisita rende
possibile una forza d’animo che trascende le capacità muscolari. E
anche, ho il piacere di ricordarvi il discorso dell’apostolo Paolo
ai cristiani di Corinto (cf. 1 Cor 9, 24-27). L’atleta
si priva di tutto, nel senso che il suo regime
alimentare è sottomesso ad un controllo per evitare eccessi che
lo priverebbero della forma fisica perfetta. A questo livello, noi
siamo molto vicini alla virtù cardinale della temperanza che è
un’ascesi ben compresa e perseverante al fine di dare sempre
la priorità ai valori spirituali. Quanto alla prudenza dello sportivo,
essa è fatta di discernimento, di calcolo, di esperienza insomma,
che lo spingono senza posa e prepararsi bene e a
ben equipaggiarsi. La virtù cardinale della prudenza, nei cristiani, è
ancora più preziosa. Essa sprona a rimanere in grado di
discernere ciò che è meglio per Dio e per i
loro fratelli uomini. Quanto alla giustizia nelle competizioni sportive, voi
sapete bene quanto me che essa esige uguaglianza ed imparzialità.
Mi sembra che lo sport possa in modo particolare aiutare
i cristiani che lo praticano a presentare queste esigenze alle
quali la società moderna è estremamente sensibile. Ancora una volta
grazie per la vostra gradita visita! Vogliate accogliere gli auguri
che io formulo per il felice compimento delle vostre responsabilità.
Che Dio sia la vostra luce e la vostra forza,
io gli domando di benedirvi!
SALUTO DI GIOVANNI
PAOLO II AGLI ATLETI DELLA SQUADRA DI CALCIO «VARESE». Sabato,
4 dicembre 1982. Carissimi! Sono lieto per questo
odierno incontro, che avete tanto desiderato al fine di rendere
una ulteriore testimonianza della vostra fede cristiana. In tal modo
il vostro viaggio a Roma, oltre che una adempienza professionale,
è anche un pellegrinaggio alla Tomba del Principe degli Apostoli,
San Pietro, sul quale Cristo ha fondato la sua Chiesa.
Al mio ringraziamento per questo vostro delicato gesto, unisco l’auspicio,
sincero e cordiale, che tale fede animi, fecondi ed orienti
tutto il vostro comportamento quotidiano, individuale e sociale, e perciò
anche le vostre attività agonistiche e sportive. Oltre che una
nobile attività umana, capace di dare entusiasmo a milioni di
persone per la sua carica fondamentale di “divertimento” nel senso
più pieno e positivo del termine, lo sport può e
deve assumere una dimensione cristiana, quando contribuisce alla elevazione interiore
degli atleti stessi, dei loro amici e dei loro ammiratori;
e questo avviene se esso viene praticato e vissuto non
per semplici ed esclusive finalità competitive e lucrative, portate talvolta
alla esasperazione ed alla violenza - sempre deprecabili e condannabili
in quanto estranee all’autentico sport - ma per quegli ideali
di solidarietà, di fratellanza, di amicizia, di universalismo, di giustizia,
di correttezza, di lealtà, che debbono stare alla base di
ogni forma sportiva. È in tale prospettiva - che è
poi quella della dignità della persona umana - che formo
voti per la vostra attività; e mentre invoco dal Signore
su di voi, sulle vostre famiglie e su quanti vi
sono cari l’effusione di favori e grazie celesti, vi imparto
di cuore la Benedizione Apostolica.
SALUTO DI GIOVANNI PAOLO
II AI CALCIATORI DEL TORINO. Lunedì, 13 febbraio 1984. Cari signori. 1. Sono lieto di porgere il mio
cordiale benvenuto a voi, dirigenti e giocatori della società Torino
Calcio, che nel vostro breve soggiorno avete voluto incontrarvi col
successore di Pietro. Con la simpatia che nutro verso i
cultori dello sport, vi auguro di saper sempre ricavare dalle
vostre competizioni quelle soddisfazioni che soltanto uno spirito di lealtà,
di rispetto della persona, di sacrificio e di dominio di
sé può pienamente procurarvi. Sappiate affrontare con tale animo i
momenti impegnativi delle partite per essere, poi, in grado di
conseguire quelle vittorie superiori che valgono per l’eternità. A proposito,
mentre vi esorto a dare sempre il meglio delle vostre
forze e delle vostre capacità nelle varie prove sportive, vi
ricordo di non considerare l’attività agonistica come fine a se
stessa, ma piuttosto come elemento prezioso che è frutto dell’integrazione
delle doti fisiche con quelle spirituali. In una parola, il
corpo deve essere subordinato allo spirito che dà luce, respiro
ed energia alla vita e che vi fa essere bravi
sportivi, bravi cittadini e bravi cristiani. 2. È mia convinzione
che la sport possa, se non mitizzato, essere un po’
fattore di educazione morale e sociale, sia a livello personale
che comunitario. Come manifestazione dell’agire dell’uomo esso deve essere una
scuola e un’esperienza continua di lealtà, di sincerità, di tenacia
e di solidarietà. Auspico quindi che, con autentica sensibilità umana
e cristiana, difendiate sempre, con la chiarezza necessaria, i grandi
ideali dello sport, congiungendo in modo armonioso la vostra vita
di credenti con l’attività agonistica, quale valore di promozione umana.
Infatti ogni attività, se rettamente intesa, è un’autentica scuola di
allenamento alle virtù umane, che costituiscono le fondamenta insostituibili ed
ineliminabili per costruirvi sopra, con l’aiuto di Dio, quelle cristiane.
Auspicandovi ogni miglior successo, vi esorto ad essere sempre pieni
di energia e professionalmente attenti anche nel lavoro e nella
nobile gara della bontà e dell’onestà. Vi sia di aiuto
e di stimolo la benedizione apostolica che di cuore imparto
a voi qui presenti e che volentieri estendo ai vostri
cari.
MESSA PER IL GIUBILEO INTERNAZIONALE DEGLI SPORTIVI, OMELIA
DI GIOVANNI PAOLO II. Stadio Olimpico - Giovedì, 12 aprile
1984 Carissimi fratelli e sorelle! 1. Durante quest’Anno Santo
straordinario non poteva mancare la testimonianza di fede, manifestata anche
da coloro che sono i protagonisti del mondo dello sport,
di questo fenomeno umano e sociale, che ha tanta importanza
e incidenza nel costume e nella mentalità contemporanea. È pertanto
motivo di grande gioia trovarmi con voi, uomini e donne
dedicati allo sport, per celebrare il Giubileo della Redenzione operata
da Cristo con la sua passione, morte e risurrezione. San
Paolo, che aveva conosciuto il mondo dello sport del suo
tempo, nella prima Lettera ai Corinzi, che abbiamo testé ascoltato,
a quei cristiani che vivevano nell’ambiente greco, scrive: “Non sapete
che nelle corse allo stadio, tutti corrono, ma uno solo
conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!”
(1 Cor 9, 24). Ecco, l’Apostolo delle genti, il quale
per portare il messaggio di Cristo a tutti i popoli
ha attinto concetti, immagini, terminologie, modi espressivi, dati filosofici e
letterari non solo della tradizione giudaica, ma anche della cultura
ellenica, non ha esitato a includere lo sport fra i
valori umani, che gli servivano come punti di appoggio e
di riferimento per il dialogo con gli uomini del suo
tempo. Ha riconosciuto, pertanto, la fondamentale validità dello sport, considerato
non soltanto come termine di paragone per illustrare un superiore
ideale etico e ascetico, ma anche nella sua intrinseca realtà
di coefficiente per la formazione dell’uomo e di una componente
della sua cultura e della sua civiltà. Così san Paolo,
continuando l’insegnamento di Gesù, ha fissato l’atteggiamento cristiano, dinanzi a
questa come alle altre espressioni delle facoltà naturali dell’uomo, quali
la scienza, il lavoro, l’arte, l’amore, l’impegno sociale e politico;
atteggiamento che non è di rifiuto o di fuga, ma
di rispetto, di stima, semmai di riscatto e di elevazione:
in una parola, di redenzione. 2. Ed è proprio questa
concezione del cristianesimo come accettazione, assunzione, perfezionamento ed elevazione dei
valori umani - e quindi come inno alla vita -
che mi piace consegnare oggi a voi e a tutti
coloro che, in qualsiasi modo e in ogni Paese del
mondo, praticano e si interessano a questa attività umana, quale
è quella dello sport. Il Giubileo proietta la luce della
redenzione anche su questo fenomeno umano e sociale, esaltandone e
magnificandone i valori positivi. Non possiamo nascondere come non manchino
purtroppo, anche in questo campo, aspetti negativi o per lo
meno discutibili, che oggi vengono giustamente analizzati e denunciati da
persone specializzate nell’osservazione del costume e del comportamento, e per
i quali voi stessi indubbiamente soffrite. Ma sappiamo anche quanti
sforzi sono fatti perché sempre prevalga una “filosofia dello sport”,
il cui principio-chiave non è “lo sport per lo sport”
o per altre motivazioni che non siano la dignità, la
libertà, lo sviluppo integrale dell’uomo! Voi stessi, nel Manifesto degli
sportivi, che avete voluto lanciare in occasione del presente Giubileo,
affermate solennemente che “lo sport è al servizio dell’uomo e
non l’uomo al servizio dello sport, e pertanto la dignità
della persona umana costituisce il fine e il metro di
giudizio di ogni attività sportiva . . . Lo sport
è confronto leale e generoso, luogo di incontro, vincolo di
solidarietà e di amicizia . . . Lo sport può
essere autentica cultura quando l’ambiente in cui si pratica e
l’esperienza che si compie sono aperti e sensibili ai valori
umani e universali per lo sviluppo equilibrato dell’uomo in tutte
le sue dimensioni”. E dite ancora che lo sport “per
la sua universalità si pone sul piano internazionale come mezzo
di fraternità e di pace”, e che volete impegnarvi a
far sì che esso “sia per gli uomini e per
il mondo un effettivo strumento di riconciliazione e di pace”!
3. Sì, carissimi atleti, possa questo incontro davvero straordinario ravvivare
in voi la consapevolezza della necessità di impegnarvi perché lo
sport contribuisca a far penetrare nella società l’amore reciproco, la
fraternità sincera e l’autentica solidarietà. Lo sport, infatti, può recare
un valido e fecondo apporto alla pacifica coesistenza di tutti
i popoli, al di là e al di sopra di
ogni discriminazione di razza, di lingua e di nazioni. In
conformità al dettato della Carta olimpica che vede nello sport
l’occasione di “una migliore comprensione reciproca e di amicizia per
costruire un mondo migliore e più pacifico”, fate sì che
i vostri incontri siano un segno emblematico per tutta la
società e un preludio a quella nuova era, in cui
i popoli “non leveranno più la spada l’un contro l’altro”
(Is 2, 4). La società guarda a voi con fiducia
e vi è grata per la vostra testimonianza in favore
degli ideali di pacifica convivenza civile e sociale per l’edificazione
di una nuova civiltà fondata sull’amore, sulla solidarietà e sulla
pace. Questi ideali fanno onore agli uomini dello sport che
li hanno meditati e proclamati, ma specialmente fanno onore a
non pochi campioni - dei quali alcuni oggi sono qui
presenti - che nella loro carriera li hanno vissuti e
realizzati con esemplare impegno. 4. San Paolo, nel brano che
abbiamo ascoltato, sottolinea anche il significato interiore e spirituale dello
sport: “Ogni atleta è temperante in tutto” (1 Cor 9,
25). È questo un riconoscimento della buona dose di equilibrio,
di autodisciplina, di sobrietà, e quindi, in definitiva, di virtù,
implicita nella pratica sportiva. Per essere un bravo sportivo sono
indispensabili onestà con se stessi e con gli altri, lealtà,
forza morale, oltre e più che quella fisica, perseveranza, spirito
di collaborazione e di socievolezza, magnanimità, generosità, larghezza di mente
e di cuore, capacità di convivenza e di condivisione: sono
tutte esigenze di ordine morale; ma l’apostolo aggiunge subito: “Essi
(cioè gli atleti negli stadi greci e romani) lo fanno
per ottenere una corona corruttibile (cioè la gloria e una
ricompensa terrena, passeggera, effimera, anche quando suscita il delirio delle
folle), noi invece una incorruttibile” (1 Cor 9, 25). Troviamo
in queste parole gli elementi per delineare non solo un’antropologia,
ma un’etica dello sport e anche una teologia, che ne
metta in risalto tutto il valore. Lo sport è anzitutto
valorizzazione del corpo, sforzo per raggiungere le condizioni somatiche ottimali,
con notevoli conseguenze di gratificazione psicologica. Dalla fede cristiana noi
sappiamo che, per il Battesimo, la persona umana, nella sua
totalità e integralità di anima e corpo, diviene tempio dello
Spirito Santo: “Non sapete che il vostro corpo è tempio
dello Spirito Santo che è in voi e che avete
da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti
siete stati comperati a caro prezzo (cioè col sangue di
Cristo redentore). Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (1 Cor
6, 19-20). Lo sport è agonismo, gara per aggiudicarsi una
corona, una coppa, un titolo, un primato. Ma nella fede
cristiana sappiamo che vale di più la “corona incorruttibile”, la
“vita eterna”, che si riceve da Dio come dono, ma
che è anche il termine di una quotidiana conquista nell’esercizio
delle virtù. E se c’è un’emulazione veramente importante, sempre secondo
san Paolo, è questa: “Aspirate a carismi più grandi” (1
Cor 12, 31), vale a dire ai doni che meglio
servono alla crescita del regno di Dio in voi e
nel mondo! Lo sport è gioia di vivere, gioco, festa,
e come tale va valorizzato e forse riscattato, oggi, dagli
eccessi del tecnicismo e dal professionismo mediante il recupero della
sua gratuità, della sua capacità di stringere vincoli di amicizia,
di favorire il dialogo e l’apertura degli uni verso gli
altri, come espressione della ricchezza dell’essere, ben più valida e
apprezzabile dell’avere, e quindi ben al di sopra delle dure
leggi della produzione e del consumo e di ogni altra
considerazione puramente utilitaristica ed edonistica della vita. 5. Tutto questo,
carissimi amici, raggiunge la sua pienezza nel Vangelo dell’amore, che
abbiamo sentito proclamare con le parole di Gesù, riferite da
san Giovanni, e che si riassume in un comandamento solo:
amate! Gesù insiste: “Rimanete nel mio amore. Se osserverete i
miei comandamenti rimarrete nel mio amore . . . Questo
vi ho detto perché la mia gioia sia in voi
e la vostra gioia sia piena . . . Questo
è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli
altri, come io vi ho amati . . Voi
siete miei amici, se farete ciò che io comando .
. . Non voi avete scelto me, ma io ho
scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate
frutto e il vostro frutto rimanga. Questo io vi comando:
amatevi gli uni gli altri” (Gv 15, 9-17). In questa
occasione così singolare e significativa qual è il nostro odierno
incontro, io voglio consegnare a voi tutti, e specialmente ai
più giovani, questo messaggio, questo appello, questo comandamento di Cristo:
amate! amatevi! Rimanete nell’amore di Cristo e allargate i vostri
cuori da fratelli a fratelli! Questo è il segreto della
vita, e anche la dimensione più profonda e autentica dello
sport! A voi tutti desidero ancora dire: in questo tempo
così meraviglioso e così tormentato, impegnatevi a costruire una cultura
dell’amore, una civiltà dell’amore! A questa costruzione voi potete contribuire
con lo sport e con tutta la vostra condotta, con
tutta la freschezza dei vostri sentimenti e con tutta la
serietà della disciplina alla quale anche lo sport può educarvi.
Vivete da uomini che restano tra loro amici e fratelli
anche quando gareggiate per la “corona” di una terrena vittoria!
Stringete le vostre mani, unite i vostri cuori nella solidarietà
dell’amore e della collaborazione senza frontiere! Riconoscete in voi stessi,
gli uni negli altri, il segno della paternità di Dio
e della fratellanza in Cristo! Io ho fiducia nella sincerità
della vostra fede e della vostra volontà; ho fiducia nella
vostra giovinezza, ho fiducia nel vostro proposito di impegnarvi, oltre
lo sport, per la salvezza dell’uomo contemporaneo, per l’avvento di
quei “nuovi cieli” e di quella “terra nuova” (2 Pt
3, 13), a cui tutti siamo protesi con l’ardore della
speranza cristiana! Io sento che la Chiesa, non meno delle
vostre patrie, può contare su di voi! Avete dei modelli
a cui ispirarvi. Penso, ad esempio, a Pier Giorgio Frassati
che fu un giovane moderno aperto ai valori dello sport
- era un valente alpinista e un provetto sciatore -
ma seppe dare al tempo stesso una coraggiosa testimonianza di
generosità nella fede cristiana e nell’esercizio della carità verso il
prossimo, specialmente verso i più poveri e sofferenti. Il Signore
lo chiamò a sé a soli ventiquattro anni di età,
nell’agosto del 1925; ma egli è tuttora ben vivo in
mezzo a noi con il suo sorriso e la sua
bontà, per invitare i suoi coetanei all’amore di Cristo e
alla vita virtuosa. Dopo la Prima guerra mondiale così egli
scriveva: “Con la carità si semina negli uomini la pace,
ma non la pace del mondo, bensì la vera pace
che solo la fede di Cristo ci può dare, affratellandoci”.
Queste sue parole, insieme con la sua spirituale amicizia, vi
lascio come programma, affinché in ogni luogo della terra siate
anche voi portatori della vera pace di Cristo! Vi auguro
di camminare verso tempi nuovi con quel “cuore nuovo”, che
ciascuno di voi avrà potuto realizzare in sé in questo
Giubileo della Redenzione, come un dono di grazia e una
conquista di amore! Amen!
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AGLI SPORTIVI IN DIVERSE ESPRESSIONI LIGUISTICHE. Stadio Olimpico - Giovedì,
12 aprile 1984. 1. “Grazia e pace da
Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Cf.
Rm 1,7) a voi tutti, uomini e donne dello Sport.
Vi ringrazio per essere venuti così numerosi a questa Celebrazione
giubilare e vi dico la mia gioia nel sapervi fieri
della vostra fede in Cristo, Redentore dell’uomo, e della vostra
fedeltà al suo Vangelo di pace e di salvezza universale.
Auguro a tutti di saper conseguire lusinghieri successi non solo
nelle competizioni sportive, ma anche in quelle della vita personale,
familiare e civile. 2. Vamos a celebrar la Eucaristía para
el Jubileo de los deportistas, en este Estadio Olímpico de
Roma. Al desearos la paz y gracia del Redentor, deposito
sobre el altar las intenciones de los hombres y mujeres
de los varios Países de lengua española que se dedican
al deporte, para que a través de su vida toda,
sepan elevarse hacia Dios. 3. Bienvenue aux sportifs, rassemblés de
tous les horizons pour célébrer, eux aussi, le Jubilé, pour
partager leur joie de croyants, offrir leurs efforts au Christ
Rédempteur et se laisser entraîner par Lui vers une Vie
nouvelle! 4. Dear Brothers and Sisters: as we gather together
tonight in the name of Christ, this Olympic Stadium comes
alive. The world of sport has come to praise and
glorify Almighty God. And you are that world of sport
and the Lord Jesus is in your midst: you belong
to him and he belongs to you! 5. In Namen
Christi grüße ich auch herzlich die Sportler aus den Ländern
deutscher Sprache. Dieses wundervolle Olympiastadion, Stätte grosser Wettkämpfe, sieht uns
heute als betende Gemeinschaft von Christen. Wir bekennen dabei, dass
Gottes Heil dem ganzen Menschen angeboten ist, der Seele und
dem Leib. Seid also ganze Christen, mit Körper, Herz und
Geist! 6. Saúde, paz e bênção, queridos desportistas de língua
portuguesa! Nesta Eucaristia, convido-vos a oferecer a vossa boa vontade
e a rezar: para que no mundo do desporto haja
cada vez mais fidelidade ao homem, que está em vós,
com a fidelidade a Cristo Redentor; haja mais espaço para
o encontro de pessoas e para os valores éticos, pelos
quais vale a pena competir, com amizade fraternal e cristã.
Cari amici, vi sono molto grato per questa serata, sono
grato al Comitato Olimpico Internazionale e al Comitato Olimpico Nazionale
Italiano; sono grato a tutti voi che mi avete invitato
ad essere questo pomeriggio qui, in questo Stadio Olimpico di
Roma per la prima volta, e speriamo non per l’ultima.
Ringraziandovi per tutti i momenti del vostro ricco programma, voglio
ringraziare soprattutto di aver invitato questa sera Cristo stesso ad
essere presente tra voi nella sua realtà sacramentale, nella sua
realtà eucaristica. Carissimi, vi auguro che, dopo questa celebrazione dell’Anno
della Redenzione, Cristo rimanga con voi, con ciascuno di voi
e con tutti voi. Voglio ancora ringraziarvi per questa manifestazione
della fratellanza specialmente per quanto riguarda gli atleti handicappati. Che
gioia nel vederli nelle competizioni sportive ed anche vedere i
loro successi in queste competizioni sportive. A tutti gli atleti,
a tutti i campioni, le mie cordialissime congratulazioni. Auguro a
tutti i presenti, giovani e adulti, partecipanti ed organizzatori di
questo incontro, una buona, buonissima Pasqua dell’Anno Santo della Redenzione.
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI RESPONSABILI DEL CENTRO
SPORTIVO ITALIANO. Sala Clementina - Venerdì, 18 maggio 1984. Carissimi fratelli e sorelle! 1. Sono lieto di incontrarmi
quest’oggi con voi, responsabili nazionali, regionali e provinciali del Centro
sportivo italiano, riuniti a Roma per un convegno, in occasione
del IV anniversario della fondazione della vostra associazione. Esprimo il
mio cordiale saluto e il mio grato apprezzamento a voi
e a quanti promuovono e presiedono questa organizzazione, benemerita per
lo spirito cristiano con cui ha saputo e sa guidare
le attività sportive di numerose schiere giovanili, formulando l’augurio che
codesto centro possa felicemente continuare nella sua attività e sappia
compierla con sempre maggiore impegno. A tutti dico: “Grazie e
pace a voi in abbondanza” (1 Pt 1, 2). 2.
Con la vostra riunione voi intendete ricordare una data che
non è senza significato per la storia della vostra associazione,
la quale nei suoi quarant’anni di vita ha registrato lusinghieri
successi e consolanti affermazioni nel suo specifico intento di promuovere
i valori cristiani in campo sportivo. Il vostro centro, infatti,
oggi conta ottomila società sportive con oltre cinquecentomila atleti; esso
è presente in tutto il territorio nazionale con proprie strutture,
svolgendo la sua attività in piena armonia con le indicazioni
della Conferenza episcopale italiana e dei singoli pastori delle comunità
diocesane. Mi è cara questa felice occasione per manifestare a
voi e a tutti gli aderenti alla vostra associazione la
mia soddisfazione per l’esempio che essa ha saputo offrire, in
questo quarantennio, di una giovinezza forte, volitiva e ardimentosa, dando
prova di padronanza di sé e di lealtà, di coraggio
e di rispetto delle regole: sono tutti valori questi che
la Chiesa ha sempre inculcato negli animi, non cessando di
promuoverli soprattutto nei giovani. Come ho detto in occasione del
Giubileo degli sportivi nello stadio Olimpico: “Per essere un bravo
sportivo sono indispensabili onestà con se stessi e con gli
altri, lealtà, forza morale, oltre e più che quella fisica,
perseveranza, spirito di collaborazione e di socievolezza, magnanimità, generosità, larghezza
di mente, capacità di convivenza e di condivisione” (Ioannis Pauli
PP. II, Allocutio ad iuvenes in Olympico Stadio congregatos Romae
habita, 4, die 12 apr. 1984: Insegnamenti di Giovanni Paolo
II, VII/1 [1984] 1008). 3. Ma tutte queste qualità umane
e civili non possono restare fine a se stesse, ma
devono formare come una pedana per salire su un piano
superiore, cioè quello dello spirito; per superare ogni atteggiamento frivolo,
che conduce verso un’esistenza grigia e priva di ideali; per
non lasciarsi impigliare in quei piaceri che avviliscono e degradano.
L’esercizio fisico dello sport vi richiami alla mente le belle
parole di san Paolo ai cristiani di Corinto: “Glorificate e
portate Dio nei vostri corpi” (1 Cor 6, 20). Quello
che fate nei vostri allenamenti per mettere il vostro corpo
sempre più in grado di rendere il massimo nelle competizioni
sportive, la Chiesa lo richiede su un piano più elevato
per la vostra crescita spirituale. Infatti tutta la vita cristiana
è come una corsa, come una gara, ma non per
la conquista di una corona corruttibile, come dice ancora san
Paolo, bensì per la conquista di una corona immarcescibile (cf.
1 Cor 9, 24-25). Sappiate cogliere nell’esercizio dello sport gli
stimoli che esso vi offre per la vostra maturazione di
uomini e di cristiani, in maniera da arricchire la vostra
vita di quelle virtù naturali e soprannaturali che la rendono
degna di essere vissuta, perché vista come una risposta consapevole
e generosa al disegno che Dio ha su ciascuno di
voi. 4. Con questi voti nel cuore ben volentieri imparto
a voi, ai vostri dirigenti, a tutte le società del
Centro sportivo italiano e ai singoli atleti che voi qui
rappresentate una speciale benedizione, in segno di incoraggiamento e di
augurio.
DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II AI DIRIGENTI DEL
CONI. Giovedì, 17 gennaio 1985. Egregi signori. 1. Sono
lieto di salutare in voi, con sincera cordialità, i dirigenti
e operatori centrali dello sport italiano, quotidianamente impegnati nel non
lieve compito di diffondere l’idea e la pratica sportiva nell’area
del territorio nazionale italiano. Ho ancora davanti alla mia mente
lo spettacolo del 12 aprile scorso allo stadio Olimpico, colmo
di giovani colà convenuti da ogni parte del mondo per
celebrare il Giubileo della redenzione. Fu una delle manifestazioni più
caratteristiche dell’anno santo, carica di entusiasmo, di speranza e di
fede. In quella occasione ebbi modo di lanciare un messaggio a
tutti gli sportivi per invitarli a lavorare all’edificazione di una
nuova civiltà fondata sull’amore, la solidarietà e la pace. Nella
medesima circostanza voi della dirigenza del CONI avete sottoscritto il
Manifesto dello sport, impegnandovi a far propri i principi e
i valori in esso contenuti, affinché l’attività sportiva sia per
gli uomini e per il mondo un reale strumento di
riconciliazione e di pace. La vostra presenza oggi qui si
riallaccia a quell’avvenimento. Voi avete chiesto questa visita perché, nel
desiderio di allargare dappertutto il vostro specifico contributo di idee
e di iniziative, avete raccolto e intendete rilanciare quell’appello nell’Anno
internazionale dei Giovani. Ebbene, mentre vi esprimo il mio vivo
incoraggiamento a portare avanti i vostri propositi, voglio ribadire ancora
una volta tutto il mio apprezzamento per i valori positivi
dello sport, inteso nei suoi più autentici contenuti, senza le
degenerazioni pur così facili di considerarlo fine a se stesso
o di strumentalizzarlo a scopi di parte. 2. L’attività agonistica
di per sé, per lo sforzo che richiede nel raggiungere
condizioni fisiche ideali, è, innanzitutto, valorizzazione del corpo, benessere e
tutela della salute. Per l’impegno implicito di sacrificio, tenacia, disciplina,
dominio di sé, in vista di una concreta prospettiva di
vittoria, è allenamento di volontà, scuola continua di formazione umana
e di maturità personale. In più lo sport, che generalmente
si svolge sotto forma di competizione a squadre, è anche
addestramento allo spirito di collaborazione, di solidarietà, lealtà, sincerità, fratellanza,
è palestra di virtù umane che sono alla base del
vivere civile, in una parola scuola di educazione sociale. Già
fin dal tempo delle prime gare olimpiche dell’antica Grecia, lo
sport contribuiva ad alimentare l’amore di patria, a mantenere vivi
i legami dei cittadini lontani con la propria terra. E
oggi, divenuto fenomeno diffuso a respiro internazionale, esso, per le
frequenti occasioni d’incontri tra popoli di stirpe diversa, è un
coefficiente di amicizia senza frontiere, di convivenza al di là
delle lingue, di armonia in nome di valori comuni, un
elemento sicuro di pacificazione universale. Proprio in previsione dell’Anno internazionale
dei giovani, nella celebrazione della XVIII Giornata mondiale della pace,
ho inteso sottolineare il binomio pace e giovani: “La pace
e i giovani camminano insieme”. I giovani vogliono essere, a
ragione, protagonisti del futuro e costruire una nuova civiltà imperniata
sulla solidarietà fraterna. Ebbene, essi hanno già in mano uno
degli strumenti validi e convincenti. Lo sport, che in gran
parte è fatto da giovani, costituisce un fattore non trascurabile
di pace nell’edificazione della nuova società. 3. Mi preme, però,
aggiungere subito che l’impresa diventerà più agevole ed efficace se
crescerà adeguatamente il numero dei protagonisti giovanili in grado di
vivere valori ancora più alti e di saper immettere nella
loro attività sportiva un impegno sinceramente spirituale. Allora, con la
maturazione degli uomini, si ottiene anche la maturità dei credenti.
E la vita, arricchita di valori soprannaturali, diventa una risposta
al disegno di Dio e degna di essere vissuta nella
sua pienezza. Allora, oltre che fattore di educazione umana e
sociale, la competizione agonistica diventerà esercizio di virtù cristiane, scuola
di educazione religiosa, ossia dell’uomo nella sua totalità. Alla prospettiva
di pervenire a primati sempre nuovi e più ambiziosi, che
sottopone le capacità fisiche allo sforzo di raggiungere condizioni ottimali,
si allea la gioia interiore, come si esprime San Paolo,
di glorificare Dio nel corpo (1 Cor 6, 20). Così
alla società moderna si offre il dono di una giovinezza,
che è insieme speranza e fondamento di una civiltà migliore.
Con questi auspici e con i migliori voti di buon
anno rinnovo il mio cordiale saluto accompagnato dalla mia benedizione.
CARTA DE JUAN PABLO II A LOS SACERDOTES CON
OCASIÓN DEL JUEVES SANTO 1985. Vaticano, día 31 de marzo,
Domingo de Ramos de «Passione Domini» del año 1985, séptimo
de mi Pontificado. 4. Jesucristo es también en este
campo el modelo perfecto. Su coloquio con el joven, que
encontramos en el texto de los tres sinópticos (6), constituye
una fuente inagotable de reflexión. sobre este tema. A tal
fuente me refiero sobre todo en la "Carta a los
Jóvenes" de este año. A ella hay que recurrir también
para servirnos de la misma, especialmente cuando pensamos en nuestro
empeño sacerdotal y pastoral con los jóvenes. En ello, Jesucristo
debe ser para nosotros la primera y fundamental fuente de
inspiración. El texto del Evangelio indica que el Joven tuvo
fácil acceso a Jesús. Para él, el Maestro de Nazaret
era alguien a quien podía dirigirse con confianza; alguien a
quien podía confiar sus Interrogantes esenciales; alguien de quien podía
esperar una respuesta verdadera. Todo esto es también para nosotros
una indicación de fundamental importancia. Cada uno de nosotros ha
de distinguirse por una accesibilidad parecida a la de Cristo;
es necesario que los jóvenes no encuentren dificultad en acercarse
al sacerdote y que noten en él la misma apertura,
benevolencia y disponibilidad frente a los problemas que le agobian.
Es más, cuando son de temperamento un poco reservado o
se cierran en si mismos, el comportamiento del sacerdote les
ha de facilitar la superación de las resistencias que de
aquel hecho se derivan. Por lo demás, son diversos los
caminos para instaurar y crear aquel contacto que, en su
conjunto, puede definirse como "diálogo de salvación". Sobre ese tema
los sacerdotes comprometidos en la pastoral juvenil podrían decir mucho;
deseo, pues, referirme simplemente a su propia experiencia. Una importancia
especial tiene, naturalmente, la experiencia de los Santos; y sabemos
que no faltan entre las generaciones de sacerdotes o los
santos pastores de la juventud". La accesibilidad del sacerdote respecto
a los jóvenes significa no solamente facilidad de contacto con
ellos, ya sea en el templo o también fuera de
él, en aquellos lugares a donde los Jóvenes se sienten
atraídos de acuerdo con las sanas características propias de su
edad (pienso, por ejemplo, en el turismo; en el deporte
y, en general, en la esfera de los intereses culturales).
La accesibilidad de que nos da ejemplo el mismo Cristo
consiste en algo más. El sacerdote no sólo por su
preparación ministerio, sino también por la competencia adquirida en las
ciencias de la educación, debe despertar confianza como confidente en
los problemas de carácter fundamental, en las cuestiones que se
refieren a su vida Espiritual, en las dudas de conciencia.
El joven que se acerca a Jesús de Nazaret pregunta
directamente: «Maestro bueno, ¿qué he de hacer para alcanzar la
vida eterna?» (7). La misma pregunta puede ser planteada de
modo distinto y no siempre tan explícito; con frecuencia se
hace de modo indirecto y aparentemente indiferente. Sin embargo, la
pregunta contenida en el Evangelio abarca, en cierto sentido, un
amplio espacio en cuyo ámbito se desarrolla nuestro diálogo pastoral
con la juventud. Muchísimos son los problemas comprendidos en este
espacio; en él vienen comprendidos numerosos interrogantes posibles y numerosas
posibles respuestas, ya que la vida humana, especialmente durante la
juventud, es multiforme en su riqueza de interrogantes, y el
Evangelio por su parte es rico en posibilidades de respuesta.
DISCURSO DEL PAPA JUAN PABLO II A LOS MIEMBROS
DEL EQUIPO CICLISTA ESPAÑOL «ZOR», Lunes 10 de junio de
1985. Es para mí motivo de viva satisfacción recibir
en esta mañana a los miembros del equipo ciclista español
“ZOR” junto con sus técnicos y demás personas que les
acompañan y asisten. A todos y a cada uno de
vosotros, así como a los compañeros españoles del deporte que
representáis, quiero reservar un cordial saludo. La práctica del deporte
en su sentido más noble y auténtico trae siempre a
la memoria el ideal de virtudes humanas y cristianas que,
no solamente contribuyen a la formación física y psíquica, sino
que también inician y estimulan a la fuerza y a
la grandeza moral y espiritual. El deporte, vosotros lo sabéis
bien, es escuela de lealtad, de coraje, de tolerancia, de
ánimo, de solidaridad y espíritu de equipo. Todas estas virtudes
naturales son, con frecuencia, como el soporte en que se
asientan otras virtudes sobrenaturales. En vuestra vida como profesionales del
ciclismo y en vuestros quehaceres familiares y sociales, no olvidéis
de poner en práctica ese cúmulo de pequeñas o grandes
acciones de autodominio, simplicidad, honestidad y respeto del otro, que
se aprenden en la actividad deportiva. Evitad todo lo que
sea deslealtad, ventajismo y juego sucio, pues ello degrada vuestra
profesión v hace desmerecer a los ojos de Dios. Con
San Pablo os digo: “Corred así para ganar” (1 Cor.
9, 24); pero, también con el Apóstol, os recuerdo que
como creyentes habéis de ser deportistas que corren para ganar
la corona que no se marchita (Cfr. ibid. 9, 25).
Y, ya para terminar, quiero agradeceros vuestra presencia y los
obsequios que simbolizan vuestra actividad ciclista y que habéis querido
presentar como acto de homenaje y cercanía al Sucesor de
Pedro. Mientras ruego al Señor que derrame sobre todos vosotros
los aquí presentes, sobre vuestras familias y vuestros compañeros de
profesión abundantes dones que os sostengan en vuestra vida deportiva
y cristiana, me complazco en impartir con afecto la Bendición
Apostólica. ------------------------------------------- Enviar sus artículos, opiniones, comentarios y reflexiones sobre el
tema del Deporte y Vida Cristiana a Tomas Bolañotrosime@une.net.co
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