.jpg) Discorso di Giovanni Paolo II ai dirigenti,
tecnici e giocatori della squadra di calcio del Bologna.
Sabato 9 dicembre 1978
Sono particolarmente
lieto di accogliervi e di dare il mio cordiale benvenuto
a voi, giocatori della Squadra di calcio del Bologna, ai
vostri dirigenti e ai vostri familiari, che hanno voluto prendere
parte a questo felice incontro.
Vi sono grato per questa
vostra presenza, che ravviva nel mio animo ricordi incancellabili degli
anni trascorsi accanto alla gioventù sportiva, con cui ho vissuto
momenti carichi di umana e spirituale letizia.
Voi sapete come
i giovani formino l’oggetto della predilezione della Chiesa e del
Papa, il quale ama incontrarsi con loro per dare e
ricevere entusiasmo e forza, ma voi giovani sportivi occupate un
posto particolare, perché offrite, in modo eminente, uno spettacolo di
fortezza, di lealtà e di autocontrollo, e ancora perché avete,
in maniera spiccata, il senso dell’onore, dell’amicizia e della fraterna
solidarietà: virtù queste che la Chiesa promuove ed esalta.
Continuate,
carissimi giovani, a dare il meglio di voi stessi nelle
competizioni sportive, ricordandovi sempre che l’agonismo sportivo, pur così nobile
in se stesso, non deve essere fine a se stesso,
ma subordinato alle esigenze, ben più nobili, dello spirito. Perciò,
mentre vi ripeto: siate bravi sportivi, vi dico anche: siate
bravi cittadini nella vita familiare e sociale, e, più ancora,
siate bravi cristiani, che sanno dare un senso superiore alla
vita, così da poter mettere in pratica ciò che l’Apostolo
Paolo diceva degli atleti ai cristiani del suo tempo: “Non
sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno
solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da
conquistarlo! Però mentre essi [gli atleti] lo fanno per ottenere
una corona corruttibile, noi invece per una incorruttibile” (1Cor 9,24-25).
Con questi sentimenti, esprimo a voi tutti il mio saluto
e il mio incoraggiamento, che desidero avvalorare con una speciale
Benedizione.
Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II ai
partecipanti ai XXXIII Campionati di sci nautico D´Eurpoa, Africa e
Mediteraneo. Castel Gandolfo, 31 agosto 1979
Cari Signori, diletti
fratelli. Mentre sentitamente ringrazio per le cortesi e nobili parole, ora
rivoltemi dal Signor Presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, vi
esprimo il mio sincero compiacimento nel ricevervi oggi in questa
casa, tanto vicina al luogo in cui si svolgono le
vostre gare sportive. Vi sono riconoscente per aver desiderato questo
incontro, che anche da parte mia è altamente apprezzato. Perciò
saluto tutti cordialmente e indistintamente, da qualunque nazione voi proveniate. Il
XXXIII Campionato d’Europa, Africa e Mediterraneo di Sci Nautico è
un’ottima e ulteriore occasione di avvicinamento e di affratellamento tra
popoli diversi. Lo sport da voi praticato è certamente singolare
ed attraente; ma, al di là dei suoi aspetti agonistici
ed anche estetici, esso è pur sempre, come qualsiasi altra
attività autenticamente sportiva, un fattore di umana nobilitazione: sia in
senso individuale, in quanto educa ad una salutare autodisciplina, sia
in senso interpersonale, in quanto favorisce l’incontro, l’accordo e in
definitiva la comunione vicendevole. Quando poi esso viene coltivato a
livello internazionale, allora diventa elemento propizio di superamento di molteplici
barriere, così da far riscoprire e rinsaldare l’unità della famiglia
umana, oltre ogni frazionamento razziale, culturale, politico e religioso. In questi
tempi, in cui purtroppo varie forme di violenza e quindi
di odio tendono nefastamente a lacerare il tessuto della solidarietà
sociale, voi contribuite, per parte vostra, a dare una luminosa
testimonianza di coesione, di pace, di unione, in una parola
di “saper stare insieme”, dove la necessaria competizione, lungi dal
costituire motivo di divisione, risulta invece essere un positivo fattore
di emulazione dinamica, possibile solo in un quadro di mutui
rapporti accettati, misurati e promossi.
Proprio perché il vostro gareggiare non
avviene per semplice e superficiale divertimento, ma per dar prova
della propria abilità e di quali frutti possa essere feconda
una lunga e rigorosa preparazione, l’impegno sportivo è scuola genuina
di autentica virtù umana, di cui l’antico libro biblico della
Sapienza scrive: “Presente è imitata; assente è desiderata; nell’eternità trionfa,
cinta di corona, per aver vinto nella gara di combattimenti
senza macchia” (Sap 4,2).
Nello sport, infatti, vince la virtù; e
allora tutti vincono, poiché tutti traggono profitto dalle sue feconde
esigenze individuali e comunitarie.
A questo punto la mia parola si
fa augurio profondamente cordiale, anche in vista dei prossimi appuntamenti
olimpionici, per un’ottima riuscita agonistica, cosicché dai vostri confronti atletici
esca vittorioso semplicemente l’uomo, nei suoi più alti valori di
lealtà, di mutuo rispetto, di generosità, di bellezza. E da
Dio onnipotente e benedetto invoco abbondanza di grazie su tutti
voi, sulle vostre famiglie e sulle vostre associazioni.
Mensaje de S.S. Juan Pablo II a los futbolistas de
los equipos nacionales de Argentina e Italia, acompañados de los
dirigentes y familiares. 25 de mayo de 1979. Ilustres señores y queridos hijos: Os quedo sinceramente agradecido por
la cortesía de esta visita, que me permite encontrarme y
saludar a los prestigiosos campeones de dos países, unidos entre
sí por vínculos profundos de fe, de cultura y de
sangre, a sus directivos y técnicos con las respectivas familias,
y a estos dos equipos de muchachos que, si todavía
no poseen la fama de sus colegas ya conocidos, ciertamente
emulan su pasión en el deporte y su entusiasmo generoso.
A todos dirijo la más cordial bienvenida.
He escuchado con
atención e interés las palabras de presentación del señor presidente
de la Federación Italiana de Fútbol, que ha sabido interpretar
con palabras amables y apropiadas los sentimientos comunes y ha
recordado además oportunamente la solicitud con que la Iglesia ha
seguido siempre el ejercicio de las diversas disciplinas atléticas, complaciéndose
al mismo tiempo en subrayar, con rasgo de exquisita delicadeza,
el aprecio que yo también he tenido ocasión de mostrar
por los valores que van unidos a la práctica del
deporte.
Visión unitaria del ser humano
Me complazco en poner
de relieve la claridad y exactitud con que usted, señor
presidente, ha sabido captar la enseñanza del Magisterio eclesiástico en
esta materia. Es enseñanza importante, porque refleja uno de los
puntos firmes de la concepción cristiana del hombre. Vale la
pena recordar, a este propósito, que ya los pensadores cristianos
de los primeros siglos se opusieron con decisión a ciertas
ideologías, entonces en boga, que se caracterizaban por una infravaloración
de lo corporal, defendida en nombre de una mal entendida
exaltación del espíritu; sobre la pauta de los datos bíblicos,
ellos, en cambio, afirmaron con fuerza una visión unitaria del
ser humano. « ¿Qué es el hombre -se pregunta un
autor cristiano de fines del siglo II o de principios
del III, qué es el hombre, sino un animal racional
compuesto de un alma y un cuerpo? ¿El alma, tomada
en sí misma, no es, pues, el hombre? No, sino
que es el alma del hombre. ¿El cuerpo, pues, es
el hombre? No, sino que debe decirse que es el
cuerpo del hombre.
Por eso, ni el alma ni el
cuerpo, tomados separadamente, son el hombre: lo que se llama
con este nombre es lo que nace de su unión»
(De resurrectione VIII, en Rouet de Journel, Enchiridion Patristicum n.
147 p. 59).
Por esto, cuando Emmanuel Mounier, un pensador
cristiano de este siglo, dice que el hombre es «un
cuerpo por el mismo título que es espíritu: todo él
cuerpo y todo él espíritu» (cf. Il personalismo [Roma 1971]
p. 29), no dice nada nuevo, sino que vuelve a
poner de relieve sencillamente el pensamiento tradicional de la Iglesia.
Valoración positiva del atletismo
Me he detenido un poco en
evocar estos puntos de doctrina, porque sobre estos fundamentos se
apoya la valoración de las disciplinas deportivas que propone el
Magisterio. Se trata de una valoración altamente positiva, a causa
de la cooperación que tales disciplinas aportan para una formación
humana integral. En efecto, la actividad atlética, realizada según justos
criterios, tiende a desarrollar en el organismo fuerza, agilidad, resistencia
y armonía de ademanes, y favorece al mismo tiempo el
crecimiento de las mismas energías interiores, convirtiéndose en escuela de
lealtad, de coraje, de conformidad, de decisión, de hermandad.
Por lo
tanto, al dirigiros una palabra de aplauso y estímulo, jóvenes
atletas aquí presentes, y a vuestros colegas de todas las
partes del mundo, a los directivos, a los técnicos y
a cuantos se dedican a la noble causa de la
difusión de una sana práctica deportiva, manifiesto el deseo de
que sean cada vez más numerosos los que, templando el
cuerpo y el espíritu en las severas normas de las
diversas disciplinas deportivas, se esfuercen por conseguir la madurez humana
necesaria para medirse con las pruebas de la vida, aprendiendo
a afrontar las dificultades cotidianas con valentía y a superarlas
victoriosamente. Permitidme ahora decir una palabra en la lengua que se
habla en Argentina.
Las metas del espíritu
Amadísimos hijos argentinos:
Me siento contento de poder recibiros hoy, día además de
la fiesta nacional argentina, para felicitaros cordialmente por vuestros recientes
éxitos deportivos y para expresaros mi sentida estima por vuestras
personas. Sois jóvenes todavía y, por lo tanto, llenos de ilusión
y deseosos de perfeccionaros personal y profesionalmente.
Por eso, mis
palabras, cuando hablo a deportistas como vosotros, quisieran ser siempre
una especie de afectuosa sacudida de los espíritus, animándolos a
desplegarse con gallardía hacia los objetivos que más ennoblecen la
vida.
Tened presente que, mientras jugáis, sois centro de atención por
parte de las masas. El buen juego, el estilo excelente,
los resultados favorables os granjearán sus aplausos y su admiración.
Pero, ojalá puedan apreciar claramente en vosotros un modelo de
respeto y de lealtad, un ejemplo de compañerismo y amistad,
un testimonio de auténtica fraternidad. Todo eso afina los espíritus
y les hace percibir de cerca lo sublime del ser
humano y su auténtica dignidad. Así se coopera también a
la construcción de un mundo más pacífico y, si se
tiene fe, a la consolidación de la comunidad de los
hijos de Dios: la Iglesia.
Con estos deseos os imparto de
corazón la bendición apostólica, que hago extensiva a vuestras familias
y a todos los queridísimos hijos argentinos.
Discorso di
Giovani Paolo II ai direinti e ai calciatori dell’
Ascoli. 9 febbraio 1980. Cari dirigenti e giocatori dell’Ascoli-Calcio! Ho accolto
volentieri il vostro desiderio di essere da me ricevuti in
udienza, perché conosco i gentili sentimenti che avete per la
mia persona, ed anche - come mi conferma il vostro
Vescovo - la sincerità della vostra fede di cristiani. Ma
tanto più volentieri l’ho accolto, perché mi è dato in
tal mondo di soddisfare un debito del mio venerato predecessore
Paolo VI, il quale alcuni anni fa, all’inizio della vostra
ascesa nel massimo campionato nazionale, ricevette un’analoga domanda, a cui,
però, non poté dare positiva risposta per altri urgenti impegni
di ministero. Ecco perché l’odierno incontro assume un carattere particolare e,
direi, più definito e più ricco.
Quella che vi rivolgo vuol
essere una parola semplice e schietta, che va alle vostre
persone, alla professione sportiva, e si estende per analogia e,
direi piuttosto, per associazione d’idee alla vita religiosa e morale.
Voglio
esprimere, anzitutto, il mio compiacimento a voi singoli ed insieme
al Sodalizio, a cui appartenete, il quale fin dalla fondazione
nel lontano 1898 ha conseguito meritati successi. da quella data
che l’Ascoli-Calcio sta sulla breccia, e pian piano, per lo
sforzo concorde dei tecnici e degli atleti, ma anche per
il fervore di una cittadinanza entusiasta e partecipe, è arrivata
all’onore di far parte delle compagini calcistiche di serie A
e - quel che più conta - di misurarsi con
esse in numerose competizioni. Non è poco davvero, se si
pensa che la città, pur nobile e antica, è relativamente
piccola per area e per numero di abitanti. Me ne
congratulo di cuore!
Ma questo vostro successo, le affermazioni da cui
è esso costituito ed anche gli sforzi e i sacrifici
che comporta, mi suggeriscono di portare il discorso dal valore
e dal significato dello sport al valore ed al significato
della vita umana, di cui quello è - come conferma
la storia - una importante e costante manifestazione. A questo
proposito, mi soccorre una parola altamente significativa dell’apostolo San Paolo:
nella prima delle sue due Lettere ai fedeli della città
di Corinto, che fu nell’antica Grecia la famosa sede dei
Giochi Istmici, egli volle attingere un appropriato insegnamento di carattere
religioso dalla pratica agonistica. Per esortare quei suoi figli che
“aveva generato in Cristo Gesù mediante il Vangelo” e spronarli
all’imitazione di se stesso (cf. 1Cor 4,15-16), egli evocava l’immagine,
per loro consueta, dei corridori e dei lottatori nello stadio,
i quali, pur di ottenere il premio riservato ad uno
solo, si sottopongono ad ogni sorta di sacrifici: “Ed essi
lo fanno - commentava l’apostolo - per guadagnare una corona
corruttibile, noi invece per una corona eterna” (1Cor 9,24-25).
Ecco, carissimi
figli e fratelli, la lezione che desidero proporvi a ricordo
di questo familiare e tanto gradito incontro: all’augurio perché la
vostra professione sportiva si ispiri sempre ai nobili ideali della
lealtà e del coraggio, della correttezza e della cavalleria, aggiungo
l’augurio per la vostra professione cristiana, la quale, lungi dall’essere
in posizione di estraneità o di contraddizione con la prima,
deve piuttosto integrarla, con l’apporto ovviamente anche di altri fattori,
ed insieme elevarla perché abbia compiutezza la stessa personalità. Il
cristianesimo è di per sé una religione che richiede un
serio e forte impegno nel campo spirituale e morale, ed
oggi specialmente - agli occhi di un mondo tanto spesso
distratto o indifferente - diventa credibile solo se si traduce,
nella vita dei singoli cristiani, in una coerente e trasparente
professione di vita. E professione - badate bene - vuol
dire quasi confessione, cioè è come un dichiarare e un
testimoniare con i fatti quel che si è. In parole
più semplici voglio dirvi: come siete bravi calciatori, così procurate
anche di essere bravi cristiani, fedeli sempre al Signore, alla
sua Chiesa, alla sua Legge di amore per Lui ed
i fratelli. Vi conforti in tale impegno la propiziatrice Benedizione Apostolica,
che vi imparto ora di cuore ed estendo ai vostri
familiari ed amici.
Ai motociclisti. Angelus del 20 de
Abril de 1980 Cari motociclisti,
mi fa piacere vedervi così numerosi e così pieni di
entusiasmo e vi ringrazio per codesta significativa presenza. Con tutta
la simpatia che nutro verso i cultori dello sport in
tutte le sue forme, vi auguro di saper sempre trarre
dalle vostre competizioni sportive quelle soddisfazioni che soltanto uno spirito
di lealtà e di rispetto della persona e delle norme
di circolazione può pienamente procurarvi. Sappiate trascorrere con tale animo
sia i momenti di svago e di turismo, sia quelli
più impegnativi delle gare vere e proprie. Ma, al di
là di queste alte affermazioni, ma pur sempre effimere, sappiate
guardare a quei traguardi superiori, che valgono per l’eternità.
Con questi
voti vi affido alla protezione della Madonna della Strada e
vi benedico di cuore.
Discorso di Giovanni Paolo
II ai Representanti delle Fedrazioni Europee di Calcio. 20 giugno
1980. Signor Presidente, La ringrazio vivamente per le gentili parole che
mi avete rivolto e sono felice di poter salutare a
mia volta, assieme al Presidente della Federazione Internazionale di calcio,
i Rappresentanti delle federazioni europee riuniti a Roma per il
loro Congresso in occasione della fase finale del Campionato europeo
che si svolge attualmente in Italia. A tutti, Signore e
Signori, auguro il più cordiale benvenuto. Il calcio, di cui voi
organizzate le grandi competizioni e contribuite a selezionare i giocatori,
offre ogni settimana, e in quasi tutti i paesi, l’occasione
per grandi incontri di massa dove molte famiglie, molti giovani
- e meno giovani! - trovano un sano divertimento, e
persino una passione da “tifoso”.
È un evento sociale importante per
milioni di spettatori degli stadi e della televisione. Ma l’importanza
maggiore è per i giocatori, e penso in primo luogo,
al di là delle grandi squadre che voi patrocinate, alle
moltissime persone che si avviano al calcio, sin dalla più
giovane età, per il piacere dello sport e per le
competizioni amatoriali. Per esperienza, ho potuto apprezzare il piacere e
l’interesse di questo sport, e sono fra coloro che l’incoraggiano.
Non
devo certo sottolinearne davanti a voi le virtù fisiche e
morali quando viene praticato come si deve; ne sarete sicuramente
convinti. Non solo il giocatore ci trova a livello fisico
la distensione di cui ha bisogno, acquisisce maggior agilità, destrezza
e resistenza, rinvigorisce la propria salute, ma ne guadagna anche
in energia e in spirito di collaborazione. Una sana emulazione
sviluppa anche il senso di squadra, il fairplay davanti all’avversario,
allarga l’orizzonte umano degli scambi e degli incontri fra città
ed a livello internazionale. L’unità europea, ad esempio - parlo
di essa poiché voi siete quasi tutti europei - non
si farà sicuramente attorno ad un pallone rotondo od ovale,
i problemi si situano ad un altro livello, molto più
complesso; ma lo sport può certamente contribuire a far conoscere
gli avversari, a far sì che si apprezzino e vivano
una certa solidarietà che va oltre le frontiere, e che
si trova sulla base comune delle loro qualità umane e
sportive.
Sì, come molti altri sport, il calcio può educare l’uomo.
Naturalmente deve per questo conservare, nella vita personale, familiare, nazionale,
il suo posto, che è relativo, affinché non conduca a
dimenticare gli altri grandi problemi sociali o religiosi; né gli
altri mezzi per esaltare i valori del corpo, dello spirito,
del cuore, dell’anima assetata d’assoluto. Il bene che Dio vuole
per ognuno e per la società si compone di un
insieme equilibrato.
Tutti, inoltre, sanno che i valori dello sport non
sono automaticamente assicurati. Come tutte le cose umane, hanno bisogno
di essere purificati, protetti. Le tentazioni di deviare lo sport
dalla sua finalità propriamente umana, che consiste nello sviluppo migliore
dei doni del corpo, e dunque della persona, in uno
spirito di emulazione naturale, al di là di ogni forma
di discriminazione, si fanno oggi spesso troppo forti; si può
arrivare ad interferire sullo svolgimento leale delle competizioni sportive, o
ad utilizzarle per altri fini, con il pericolo di corruzione
e decadenza.
Quelli che amano lo sport e la società non
possono soffrire queste deviazioni, che non sono altro che delle
regressioni rispetto all’ideale sportivo e al progresso dell’uomo. In quest’ambito,
la difesa dell’uomo merita ancora vigilanza e nobile lotta. Spero
di avere in comune con voi in questo una delle
vostre preoccupazioni. Mi sembra infatti che questo rientri nel quadro
delle responsabilità che vi spettano alla guida o in seno
alle vostre Federazioni europee.
Mi auguro che i campionati si svolgano
sempre degnamente, in un’atmosfera di gioia, di pace, di fairplay,
d’amicizia. Formulo i miei migliori auguri per il vostro compito
e per le vostre squadre. (In questo non posso permettermi
di essere imparziale, di fronte a rappresentanze così meritevoli! Allora
dico semplicemente: “Che vinca il migliore!”). Non dimentico il fatto che
siete uomini e donne con altre preoccupazioni, che avete, in
particolare, una famiglia: che Dio benedica le vostre famiglie e
i vostri figli! Ognuno di voi è, nel segreto della
sua coscienza, in rapporto con Dio, che è Autore della
nostra vita e fine della nostra esistenza: il Pastore della
chiesa di Roma si augura dunque che questo rapporto fiorisca,
che Dio sia la vostra luce, la vostra speranza, la
vostra gioia. È il significato della Benedizione che imploro su
di voi, di tutto cuore.
Discurso di Giovanni Paolo
II ai Partecipanti ai XII Giochi della gioventú. 2 ottobre
1980. Cari dirigenti delle Federazioni Sportive aderenti al CONI,Cari ragazzi
e ragazze! Mi è particolarmente gradita questa vostra visita, al termine
delle gare nazionali dei Giochi della Gioventù, da voi svolte
in questi giorni a Roma. Sono felice di vedervi, di
darvi il benvenuto. Vi ringrazio per il pensiero delicato che
avete avuto di venire a salutare il Papa prima di
far ritorno alle vostre case ed alle regioni d’Italia da
cui provenite e che bene rappresentate. Esprimo, in particolare, la
mia riconoscenza al Dott. Franco Carraro, Presidente del Comitato Olimpico
Italiano, per le significative parole, che anche a nome di
tutti voi, ha voluto rivolgermi.
La vostra presenza entusiastica e festante
ravviva nel mio animo tanti cari ricordi legati alla mia
precedente esperienza pastorale in mezzo ai giovani sportivi della Polonia.
Voi
ben conoscete la stima che la Chiesa nutre per voi,
e come la fede cristiana non umilia, ma avvalora e
nobilita lo sport nelle sue varie espressioni.
Voi sapete altresì con
quale interesse il Papa segue le vostre attività sportive e
con quale soddisfazione guarda ai vostri spettacoli agonistici, nei quali
manifestate le non comuni doti di fortezza, di disciplina e
di ardimento, di cui il Signore vi ha ornato. Il
vostro Presidente ha ora parlato nei vostri confronti di allenamento
alla “lealtà”, all’“autocontrollo”, al “coraggio”, alla “generosità”, alla “cooperazione” ed
alla “fratellanza”: ebbene, non sono questi altrettanti traguardi, a cui
la Chiesa mira nell’educazione e promozione della gioventù? Non sono
queste le istanze e le esigenze più profonde del messaggio
evangelico? A questo proposito, mentre vi esorto a dare sempre il
meglio delle vostre energie e delle vostre capacità nelle pacifiche
competizioni sportive, vi ricordo al tempo stesso di non considerare
lo sport come fine a se stesso, ma piuttosto come
elemento prezioso che vi aiuti a dare alla vostra persona
quella pienezza che proviene dalla integrazione delle doti fisiche con
quelle spirituali. In una parola, il corpo deve essere subordinato
allo spirito, che dà luce, respiro e sprint alla vita,
e che vi fa essere bravi sportivi, bravi cittadini e
bravi cristiani.
Carissimi giovani, l’odierno incontro con voi si svolge in
un momento particolarmente importante per la vita della Chiesa. Come
molti di voi sanno, numerosi Vescovi, provenienti da ogni parte
del mondo, sono convenuti in Vaticano per partecipare alla V
Assemblea del Sinodo dei Vescovi sui compiti della famiglia cristiana
nel mondo contemporaneo. È infatti quanto mai urgente ridare a
tutte le famiglie cristiane quella bellezza, quella sua carica d’amore,
tutte quelle virtù che le sono state impresse dal Signore.
È necessario che la famiglia sia realmente la palestra privilegiata,
nella quale i vostri ideali spirituali, sportivi e sociali trovino
un clima favorevole e la spinta necessaria per portarli avanti
e farli maturare fino alla pienezza. Date anche voi il
vostro contributo perché la vostra famiglia diventi sempre più vera
scuola di forza spirituale e di allenamento alle grandi conquiste
umane e sociali.
A tanto vi sia di aiuto e di
stimolo la Benedizione Apostolica, che di gran cuore imparto a
voi qui presenti, alle vostre Associazioni sportive locali, ai vostri
cari e a quanti aderiscono a questo Comitato Olimpico Nazionale,
in pegno della mia particolare benevolenza.
Saluto di Giovanni
Paolo II ad un gruppo di calcioamatori Cortile di S.
Damaso, 19 ottobre 1980. 1. Sono molto lieto, carissimi
amatori dello sport ciclistico, per questo incontro, da voi da
tempo desiderato, che mi offre la gradita occacione di manifestarvi
i sentimenti del mio affetto e di rivolgervi al tempo
stesso una parola di sincera felicitazione e d’incoraggiamento. Porgo un particolare
saluto al vostro Presidente, Cav. Luigi Leggeri, ed al Padre
Battista Mondin, che da oltre un decennio assiste spiritualmente la
vostra grande famiglia di 40.000 componenti. Con vivo compiacimento vedo qui
presenti tra voi alcuni campioni delle passate competizioni, ai quali
esprimo la mia ammirazione ed il mio apprezzamento. Questa bella visita
avviene nel XXV anniversario delle iniziative della vostra Associazione, di
cui meritano speciale menzione i recenti pellegrinaggi in Terra santa
e quelli precedenti ai santuari mariani di Lourdes e di
Czestochowa, come pure quello compiuto dagli sportivi del Lazio alla
Madonna della Mentorella la scorsa primavera. Tali manifestazioni di fede
ben si collegano con l’ordinato esercizio dello sport, perché esso
costituisce un’attività che, fortificando il corpo, porta lo spirito a
sollevarsi verso Dio nella contemplazione delle meraviglie da lui create.
Lo
spirito riflessivo dello sport, mentre percorre le strade che si
snodano tra pianure, colli, montagne, fiumi, può scoprire la mano
intelligente e generosa del Signore, e lo sguardo di ammirazione
si può far preghiera. Ed io di tutto cuore vi
auguro che sempre sia così.
2. Lo sport della bicicletta, se
praticato con assiduità e con amore, è poi scuola di
sobrietà, di fortezza di volontà, di costante sacrificio; è attività
molto dura e impegnativa, che concede soddisfazioni soltanto a chi
è votato alla rinuncia ed all’impegno perseverante. Praticato in forma
turistica, esso è felice occasione per stringere nuove amicizie, per
rinsaldare vincoli di fraterna solidarietà che, se permeati dalla fede,
costituiscono concrete testimonianze di quell’amore evangelico che Gesù ha raccomandato
ai suoi. Sull’esempio dei vostri migliori campioni, fate in modo che
le vostre competizioni ed i vostri giri siano sempre di
aiuto per la vostra vita interiore e per l’adempimento dei
vostri doveri sociali, familiari, religiosi, mediante l’incontro con Cristo specialmente
per quanto riguarda la santificazione della Domenica che è, appunto,
il giorno del Signore.
Con l’auspicio di un felice esito per
i lavori dell’Associazione Nazionale “Amatori del Ciclismo”, che si svolgerà
la prossima settimana ad Urbino, imparto la mia cordiale Benedizione
che volentieri estendo alle vostre famiglie ed a tutti i
vostri cari.
Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II
ai giovani. Budokan, 24 febbraio 1981. 3. Mi ponete anche
una domanda sullo sport. Mi rallegro molto di questa domanda
alla quale posso rispondere sulla base delle mie personali esperienze.
Ho dato sempre (e continuo a dare) una grande importanza
all’antico principio: “Mens sana in corpore sano”. Lo sforzo fisico,
particolarmente quello sportivo, deve servire a ciò. Un motivo supplementare,
ma molto importante quando si trattava di intraprendere questo sforzo
(nelle diverse forme), fu per me sempre l’amore verso la
natura: verso i laghi, i boschi, le montagne, sia in
estate, come in altre stagioni, e in particolare in inverno,
quando occorre fare il turismo servendosi degli sci. Penso che
a tale proposito avremmo, voi ed io, non poco da
raccontarci, perché so che anche voi amate molto la natura,
e cercate di leggere in essa, come in uno splendido
libro pieno di misteri.
Discorso di Giovanni Paolo
II ai partcipanti al convegno « Panathlon International ». 26
marzo 1981. Cari Signori, Sono lieto di porgere il più
cordiale benvenuto a tutti Voi, riuniti a Roma per il
Convegno quadriennale del Panathlon Internazionale, e per offrire il Premio
“Fiaccola d’Oro” a personalità, che si sono distinte in ordine
allo Sport. Desidero ringraziarvi per la vostra gradita presenza, per
il significativo omaggio, e ancora per l’opportunità di dire una
parola in presidio dei valori morali ed etici dello sport,
che sono tra quelli che stanno a fondamento di un’ordinata
convivenza civile. La funzione educativa dello sport è a voi
particolarmente presente. Esso, infatti, al di là della sua espressione
agonistica, comporta, quale substrato ideale, l’esaltazione di autentiche virtù umane,
come la lealtà, la generosità e la creatività, che si
intrecciano armoniosamente con lo spirito di sacrificio, col dominio di
se stessi, con la temperanza, in vista di una completa
formazione della persona, aperta così ai più ampi orizzonti della
trascendenza e della fede.
Il vostro sodalizio concentra attenzione e
propositi su tali contenuti morali; vuole alimentare nei propri soci
questa prospettiva. Nel compiacermene sinceramente, auspico che esso indirizzi sempre
il suo sforzo soprattutto a lumeggiare la purezza delle motivazioni
ideali dello sport, ed a favorire, con azione lungimirante, i
legami di fraternità tra individui, gruppi e nazioni, in sintonia
con l’eloquente motto prescelto: “Ludis iungit”.
Tale nobile compito non
può non essere incoraggiato, specie oggi, quando si richiede con
urgenza, in vista di un risanamento profondo della società, l’avvio
delle giovani generazioni verso forme concrete e vissute di impegno
qualificante e formativo, tra cui lo sport.
Sottolineo pertanto il
mio apprezzamento e incoraggiamento per le finalità, che presiedono alla
vostra Istituzione. Nel rinnovarvi l’espressione della mia gratitudine, elevo al
Signore “nostra salvezza e roccia di difesa” (Sal 62,3) la
mia preghiera, affinché vi siano accordati in abbondanza i doni
della sua assistenza durante il vostro cammino, che accompagno con
la mia benedizione apostolica, estensibile a tutti i vostri cari.
Incontro di Giovanni Paolo II con la Squadra di
calcio del Gagliari. 28 marzo 1981 campionato, siete qui venuti
accompagnati dai vostri familiari.
Vi saluto con sincera cordialità. La
vostra visita mi fa tornare giovane tra i giovani, perché
evoca in me ricordi lontani nel tempo, ma sempre cari,
quando anch’io ho avuto occasione di fare – come tanti
nell’età giovanile – qualche partita di calcio.
Voi rappresentate quel
mondo calcistico, che ogni domenica trascina masse di persone negli
stadi e che tanta parte occupa nei mezzi di comunicazione
sociale. A quanti guardano a voi e vi ammirano, voi
dovete certo offrire lo spettacolo del gioco, ma ricordatevi che
fa parte del vostro dovere anche il dare l’esempio dell’esercizio
di talune virtù, tipiche del mondo agonistico, che devono rappresentare
prima di tutto un vostro patrimonio personale.
Sappiate quindi distinguervi
per lealtà ed onesta, dominio del proprio fisico e dei
propri riflessi, di rispetto della persona e di perfezione spirituale.
Si tratta di valori che, acquisiti oggi attraverso lo sport,
vi serviranno sempre, anche quando il corpo non risponderà più
alle esigenze del gioco, ma la “partita” della vita richiederà
ugualmente il vostro impegno di uomini. 2. Amo rivolgere il
mio pensiero alla vostra bella ed illustre città di Cagliari,
sulla quale sovrasta il Santuario della Madonna di Bonaria e
che ha voluto dedicare ad un Santo lo stadio nel
quale vi allenate ed offrite al pubblico il saggio della
vostra abilità.
Auspico di cuore che il ricordo di Sant’Elia
vi sia di stimolo a un impegno sempre maggiore nei
vostri doveri di sportivi e, soprattutto, di uomini e di
cristiani. Auguro altresì che l’esercizio delle gare sportive e il
motivo di serena distensione che esse mirano ad offrire, contribuisca
al miglioramento non solo della vostra persona, ma anche della
società che vi segue con tanto interesse. Con questi voti,
invoco dal Signore su voi tutti e sulle persone che
vi sono care, larga effusione di favori celesti, e di
cuore vi accompagno con la mia benedizione.
Discorso di
Giovanni Paolo II agli atleti della Societá calcisista SPAL (Società
Polisportiva Ars et Labor) Di Ferrara. Sabato 4 aprile 1981.
Cari atleti della Società calcistica di Ferrara! 1. La vostra
visita quest’oggi mi procura una grande gioia: gioia di vedere
in voi anzitutto i rappresentanti della diletta diocesi di Ferrara,
la quale col suo Duomo stupendo e con le sue
pure espressioni rinascimentali nel campo dell’architettura e della letteratura –
basterebbe ricordare l’architetto Biagio Rossetti e il poeta Ludovico Ariosto
– costituisce una delle città italiane più ricche di tradizioni
culturali e sociali; gioia di accogliere una schiera di forti
atleti, quali voi siete, che fanno dello sport una professione
cosciente ed impegnata non solo per le buone sorti dell’Associazione
calcistica, che dalla sua stessa sigla Spal (Società Polisportiva Ars
et Labor) trae ispirazione per una prestazione sportiva generosa ed
appassionata, ma anche per offrire un sano divertimento ai numerosi
ammiratori, che ogni domenica affollano gli spalti degli stadi.
2. Dovendo
venire a Roma per gli impegni del Campionato, voi avete
anticipato il viaggio per poter vedere il Papa e per
ascoltare la sua parola di esortazione. Volentieri mi rivolgo a
voi, come già ho fatto con altri gruppi di atleti
e di sportivi che qui vi hanno preceduto, per manifestarvi
il mio apprezzamento per la qualificata attività ludica che svolgete
e per affidarvi una precisa consegna. Come è noto, la
Chiesa, che ha il mandato di promuovere tutto ciò che
è proprio dell’uomo, essendo ogni azione umana sottoposta alla legge
morale, ha un messaggio anche per gli sportivi. Essa non
cessa di esortarli ad impostare la loro vita su una
linea di lealtà, di sincerità, di rispetto e di dominio
di sé, non solo sui campi delle loro competizioni, ma
anche su quelli della civile convivenza. Lo sport diventa così
palestra di addestramento non solo al gioco, ma alla vita.
Dice il Concilio a questo proposito: “Gli uomini si arricchiscono...
anche mediante esercizi e manifestazioni sportive, che giovano a mantenere
l’equilibrio dello spirito anche nella comunità ed offrono un aiuto
per stabilire fraterne relazioni fra gli uomini di tutte le
condizioni, di nazioni o di stirpi diverse” (Gaudium et Spes,
61).]
3. Lo sport esercitato in questa visione globale ha un
alto valore morale ed educativo: è una scuola di forti
virtù, un addestramento anche alle conquiste ed alle vittorie dello
spirito.
Voglio sperare che questo sia anche il vostro programma e
il vostro impegno di atleti. Siate fedeli a questi valori
che vi obbligano di fronte all’intera comunità come cristiani, non
meno che come sportivi. Siate consapevoli della vostra responsabilità, rifuggendo
da ogni compromesso e da ogni sotterfugio. È questa la consegna
che io vi affido e l’augurio che vi faccio. Vi
assista sempre il Signore nello svolgimento della vostra professione prestigiosa,
ma anche tanto impegnativa per le sue ripercussioni psicologiche, sociali
e civili. Avvalori questi voti la benedizione apostolica che ora
imparto a voi tutti, ai Dirigenti della Società Spal, all’assistente
spirituale ed ai vostri familiari qui presenti, come pure a
quelli rimasti a casa.
Discorso di Giovanni Paolo II
ai giovani partecipanti ai XIII “Giochi della gioventú” 11 ottobre
1981
Cari ragazzi e giovani sportivi!
1. Sono lieto di
accogliervi e di salutarvi cordialmente, unitamente ai Dirigenti del Comitato
Olimpico Nazionale Italiano, i quali, al termine della manifestazione nazionale
dei “Giochi della gioventù”, vi hanno accompagnati per darvi la
possibilità di esprimere qui a nome anche dei vostri colleghi
appartenenti a tutte le regioni d’Italia, i sentimenti della vostra
fede cristiana e della vostra giovanile letizia. Rivolgo il mio
vivo ringraziamento al Dott. Franco Carraro, vostro solerte Presidente, per
le amabili parole con le quali ha voluto introdurre questo
incontro familiare.
2. La vostra presenza rallegra il mio animo
non solo per lo spettacolo di stupenda giovinezza che offrite
al mio sguardo, ma anche per i valori fisici e
morali che voi rappresentate. Lo sport infatti, anche sotto l’aspetto
di educazione fisica, trova nella Chiesa sostegno per tutto quello
che esso comporta di buono e di sano. La Chiesa
infatti non può non incoraggiare tutto ciò che serve allo
sviluppo armonioso del corpo umano, giustamente considerato il capolavoro di
tutta la creazione, non solo per la sua proporzione, vigoria
e bellezza, ma anche e soprattutto perché Dio ne ha
fatto l’abitazione e lo strumento di un anima immortale, infondendogli
quel “soffio di vita” (cf. Gen 2,7) per cui l’uomo
è fatto a sua immagine e somiglianza. Se poi si
considera l’aspetto soprannaturale sono di illuminante monito le parole di
San Paolo: “Non sapete che i vostri corpi sono membra
di Cristo?... Non sapete che il vostro corpo è tempio
dello Spirito Santo che è in voi e che avete
da Dio?... Glorificate dunque Dio nel vostro corpo” (1Cor 6,15;
19-20).
3. Ecco, carissimi giovani, alcuni tratti di ciò che
la rivelazione ci insegna sulla grandezza e dignità del corpo
umano, creato da Dio e redento dal Cristo. Per questo
la Chiesa non cessa di raccomandare la valorizzazione di questo
strumento meraviglioso mediante una appropriata educazione fisica, la quale, mentre
da una parte fa evitare le deviazioni del culto del
corpo, dall’altra allena e il corpo e lo spirito allo
sforzo, al coraggio, all’equilibrio, al sacrificio, alla nobiltà, alla fraternità,
alla cortesia e, in una parola, al “fair play”. Se
praticato in questo modo, lo sport vi aiuterà, soprattutto, a
divenire cittadini amanti dell’ordine sociale e della pace; vi insegnerà
a vedere nelle competizioni sportive, non già lotte tra rivali,
non fattori di divisione, ma pacifiche manifestazioni agonistiche, nelle quali
non deve mai venir meno, pur nel doveroso sforzo per
conseguire la vittoria, il senso del rispetto verso il concorrente.
Con questi pensieri e con questi voti, ben volentieri imparto
a voi, ai vostri familiari e ai vostri amici la
mia speciale benedizione apostolica, in pegno di abbondanti grazie celesti
e quale segno della mia benevolenza.
Ai partecipanti alla
III Maratona Ecologica. Angelus del 1 de Noviembre de 1981 Carissimi, Sono lieto di porgere il mio saluto a voi tutti
che oggi, Festività di Tutti i Santi, siete qui in
Piazza San Pietro, per la partenza della III Maratona Ecologica. Da
questa Piazza voi iniziate un cammino che vi condurrà per
le vie di Roma, in una gara sportiva nella quale
ciò che importa è arrivare alla meta, in un tempo
conveniente e con l’aiuto vicendevole. Diventate così, in un certo qual
modo, un segno visibile del cammino che ogni uomo deve
percorrere sulle strade della vita. Il traguardo è la Casa
del Padre, nella Comunione dei Santi, cui si giunge con
l’aiuto dei fratelli, seguendo Cristo, Primogenito dei Viventi, per le
vie e nei tempi scelti da Lui.
A voi tutti, alle
vostre famiglie, in particolare ai giovani handicappati di Ostia Lido,
giunga il mio cordiale augurio e il mio incoraggiamento, che
accompagno con la mia Benedizione Apostolica. ---------------------------------- Envíe sus artículos,
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